Creative Problem Solving (CPS): processo globale di innovazione


Le tecniche creative sono molteplici, ed ognuna può essere sperimentata con una finalità diversa, con un obiettivo particolare, con un gruppo di lavoro differente.

Non esiste una tecnica migliore in assoluto, tutto dipende dall’obiettivo che si vuole raggiungere e dal gruppo di lavoro che si è formato.

Al termine di questo lungo percorso di ricerca, sperimentazione, occorre realizzare l’idea, renderla azione, progetto concreto.

A questo punto, afferma il professor Clocchiatti, “è consigliabile dare un nome al progetto, rendendolo così concreto, e definire le varie fasi di attuazione, i soggetti coinvolti, ed i tempi di realizzazione. Ancora una volta ci viene in aiuto una matrice, la "MATRICE DEL PROGETTO".

Come è fatta la matrice




Questa preziosa tabella “ci aiuta a rendere operativo il progetto, poiché ogni azione sequenziale del piano di lavoro ci costringe ad elencare CHI LA SVOLGE, ENTRO QUANDO, CON L’AIUTO DI CHI.

Infine, ed è la colonna forse più importante, ci obbliga a nominare la persona che controlla, diversa da colui che ha la responsabilità del progetto”. Costui ha il compito di verificare se le azioni previste dal piano vengano effettivamente realizzate.

A questo proposito un metodo particolarmente valido, sviluppato negli USA negli anni Cinquanta, è il Creative Problem Solving (CPS), elaborato da Osborn e Parnes: il CPS “è un metodo sperimentato per affrontare e risolvere i problemi in maniera creativa, ed è un processo globale di innovazione”.

Non può essere utilizzato in tutte le situazioni: per esempio nei casi in cui, di fronte ad un problema, è possibile un' unica soluzione, il CPS non risulta adatto. Al contrario il metodo è validissimo quando per un problema esistono soluzioni diverse, alternative o compresenti, ovvero in situazioni complesse che offrono più opportunità.

Come funziona il CPS?


Occorre un gruppo di lavoro, coordinato da un facilitatore. Il facilitatore impiega alcune fondamentali regole, da applicare, secondo Osborn, soprattutto nella fase di brainstorming:

1) Rinviare il giudizio: nella fase di brainstorming occorre sospendere e differire ogni tipo di giudizio (bisogna avere la mente aperta);

2) Cercare la quantità: occorre produrre idee in gran numero, dal punto di vista quantitativo e qualitativo;

3) Cercare idee stravaganti: bisogna accogliere ogni idea o suggerimento, anche le proposte più folli e bizzarre, che potrebbero essere spunti per ulteriori idee;

4) Combinare le idee: è importante saper associare le idee a quelle degli altri, condividerle, per “fertilizzare” il gruppo;

5) Annotare tutto: Osborn parla molto dei DOTS (o post-it) colorati, utilizzati per annotare le idee e per visualizzarle meglio (diversi dots colorati a seconda dell’argomento, del componente del gruppo). I dots possono essere anche utili in fase di scelta e selezione delle idee.

Queste regole valgono durante tutto il processo. Nella fase convergente, in particolare, possono essere adottate anche le seguenti regole:

a) Migliorare le idee: le idee sono fluide, in continuo movimento, e possono sempre essere migliorate e corrette;

b) Dare giudizi affermativi: in questa fase può essere utile la tecnica della riformulazione del pensiero. Si tratta di comprendere attivamente le idee degli altri, riformulando con parole nostre il pensiero altrui.

Si possono usare frasi come “Se ho compreso bene tu proponi…”, oppure, “Se ho capito bene, tu affermi…”. E’ una tecnica utilissima in tutti i contesti lavorativi ed è eccellente per favorire un dialogo costruttivo.

Inoltre ci consente di comprendere pienamente il punto di vista dell’interlocutore, che si pone in un atteggiamento collaborativo e rilassato.

c) Essere decisi: una volta individuata una rosa ristretta di alternative, bisogna avere il coraggio di scartare quelle non realizzabili, costose, non sufficientemente remunerative;

d) Considerare l’originalità: anche idee originali e completamente diverse possono essere prese in considerazione, se conducono all’obiettivo desiderato attraverso strade mai esplorate;

e) Restare in tema: strettamente legata alla precedente, la regola invita a tenere ben presente l’obiettivo prefissato. E’ vero che le idee originali sono da accogliere e considerare, ma è importante non deviare completamente dalla meta che ci siamo prefissati (soddisfare un bisogno, risolvere un problema).

Il metodo CPS è articolato in sei fasi, in ognuna della quali vengono utilizzati strumenti di divergenza/convergenza, e le regole appena descritte. Ecco una rappresentazione delle sei fasi:



Traducendo in italiano le fasi possono essere così articolate:

1) IDENTIFICAZIONE DEL BISOGNO (ObjectiveFinding)

2) ESPLORAZIONE DEL CONTESTO e ricerca delle informazioni pertinenti (FactFinding)

3) DEFINIZIONE PRECISA DEL PROBLEMA (ProblemFinding)

4) GENERAZIONE DI IDEE (Idea Finding)

5) Identificazione dei criteri di selezione, SCELTA DELLE IDEE sulla base di tali criteri, elaborazione delle idee prescelte per farle diventare soluzioni (Solution Finding)

6) PREPARAZIONE DELL’AZIONE E DEL PIANO D’AZIONE DETTAGLIATO (AcceptanceFinding)

Questa è una ulteriore rappresentazione del CPS


A cosa può servire il CPS?


- Trovare nuove modalità di agire

- Concepire nuove tecnologie

- Inventare nuovi prodotti e servizi

- Riorganizzare processi produttivi ed organizzativi

- Risolvere tensioni e conflitti

- Ridurre i costi aumentando i profitti

L’utilizzo del CPS genera notevoli vantaggi: stimola nuovi modi di pensare, incoraggia nuovi comportamenti, facilita i cambiamenti.

Tuttavia l’aspetto più importante, a mio avviso, è rappresentato dalla volontà di Osborn e Parnes di rendere questo metodo accessibile a tutti: i due autori non hanno mai voluto proteggere il nome ed il modello del CPS, non hanno mai posto un copyright, poiché desideravano condividere le loro ricerche e scoperte con il maggior numero possibile di studiosi e di persone, contribuendo a diffondere il metodo soprattutto nel campo della educazione.

Questa scelta era incredibilmente avanzata per gli Anni Cinquanta: possiamo sicuramente parlare di Open Innovation ed Open Source, anche se queste definizioni non erano state ancora create.

Per concludere, facciamo un breve accenno al ROC, Return On Creativity, un metodo di misurazione della funzionalità delle tecniche creative, compreso il CPS. Il ROC misura in particolare l’”efficienza” del processo creativo: non è possibile invece misurare l’”efficacia”, poiché essa dipende da fattori esterni e non controllabili.

Il ROC può essere espresso come il rapporto tra RISORSE IMPIEGATE/RISULTATO OTTENUTO: le risorse sono rappresentate dal tempo impiegato dal gruppo creativo, che è sicuramente un costo. I risultati ottenuti sono il numero di idee prodotte dal gruppo.

Per approfondimenti vi rimando al testo di Alex Osborn “L’arte della Creativity” del 2003, al bel libro di Hubert Jaoui “La creatività: Istruzioni per l’uso” del 2009ed al libro di Edward De Bono “Essere creativi” del 1998.

Al prossimo viaggio, startupper!

 

(Fonte immagine di copertina: lorettadalola.wordpress.com)