Innovazione e start up


In questo nuovo viaggio partiremo per una destinazione diversa, rispetto ai tradizionali argomenti di strategia, comunicazione e marketing: un viaggio alla scoperta del pensiero creativo, e di come la creatività possa portare innovazione in una azienda.

L’argomento è particolarmente interessante per gli startupper, visto che in precedenti post ci siamo concentrati sulla pianificazione, sulla strategia e la valutazione economica e finanziaria di una idea.

La nostra bussola per questo viaggio è rappresentata dal libro “Creatività per l’innovazione” di Gianni Clocchiatti, ed. Franco Angeli.

Nella premessa, l’autore ci racconta di come la creatività fino a poco tempo fa fosse considerata un optional nelle organizzazioni aziendali, un qualcosa di originale di cui si poteva fare a meno in contesti razionali come quelli lavorativi.

Recentemente tuttavia una serie di fattori hanno riportato all’attenzione delle aziende la necessità di investire in creatività.

Quali sono questi fattori?


- La globalizzazione dei mercati;

- Un incessante progresso scientifico e tecnologico;

- Una drastica riduzione del ciclo di vita dei prodotti;

- Una clientela sempre più differenziata ed esigente.

Tutti questi fattori hanno spinto le aziende a cercare l’innovazione: questo termine è attualmente il più usato nelle medie e grandi aziende, una “necessità improcrastinabile”, afferma l’autore.

Per orientarsi nel complesso mondo della creatività occorre una mappa chiara e dettagliata, ed è quello che cercheremo di raccontare in questo viaggio, aiutati dal libro di Clocchiatti.

Cominciamo con l’affermare che un processo di innovazione aziendale ed organizzativo deve essere caratterizzato da diversi elementi:

1) La CONTINUITA’, poiché ogni giorno è possibile apportare miglioramenti e cambiamenti innovativi;

2) L’AMPIEZZA, poiché l’innovazione non deve essere limitata solo ai prodotti, ma deve estendersi ai servizi, ai processi operativi, alle metodologie lavorative e di gestione;

3) LA DIFFUSIONE, perché l’innovazione deve coinvolgere tutte le persone, indipendentemente dal livello o dall’ambito in cui operano.

Fatta questa premessa, esaminiamo ora quali possono essere gli “ostacoli” all’innovazione, intesi come “gli avversari che ostacolano il decollo delle nostre risorse creative”:

a) Elementi psicologici


Sono elementi interni, quali la sfiducia nelle proprie possibilità, la paura di sbagliare, di ricevere critiche;

b) Elementi metodologici


Si tratta sempre di elementi interni, ma influenzati dal contesto esterno. Tra questi c’è l’abitudine a procedere in base a schemi preordinati, e le cosiddette “trappole percettive”: esse sono l’insieme di norme e valori sociali condivisi, (si è sempre fatto così, se è così una ragione deve pur esserci) che impediscono i cambiamenti, e che ci spingono a seguire le “nostre rassicuranti e collaudate abitudini”. Le trappole percettive sono forse il principale ostacolo all’innovazione e al cambiamento;

c) Elementi organizzativi


Sono elementi esterni, che attengono all’organizzazione ed al contesto in cui lavoriamo. Tra questi vi è la consuetudine ad adottare determinati comportamenti collaudati, sicuri, una forte resistenza al cambiamento, che può essere interna ma anche riferita all’organizzazione aziendale, oppure la difficoltà a mettere in discussione credenze diffuse.

Una volta identificati questi ostacoli, occorre una presa di “consapevolezza che, unita alla volontà e all’impegno di sviluppare una mentalità aperta, possono essere un ottimo punto di partenza per passare da modalità di lavoro certe, determinate, a modalità diverse, creative, e dunque innovative”.

Uno dei primi elementi da analizzare e comprendere è il concetto stesso di “creatività”: secondo l’autore non esiste un solo tipo di creatività, ma tante creatività. “Nel campo delle idee alcuni sono adattatori, nel senso che migliorano l’esistente, mentre altri preferiscono la rottura, l’audacia”. Entrambi gli approcci sono importanti e necessari nelle aziende e nelle startup: alcuneteorie sulla creatività pongono l’accento sul “fattore associazionistico”.

Secondo questa teoria “i risultati creativi vengono raggiunti quando il pensiero è in grado di collegare realtà lontane, e di ricombinare, ovvero di associare gli elementi esistenti in forme del tutto nuove”.

La vera innovazione dunque risiede nella capacità di creare associazioni nuove tra elementi già presenti ed esistenti.

Secondo altri invece la scintilla creativa risiede proprio nella capacità di creare qualcosa di completamente nuovo, di diverso, di mai pensato, di mai esistito.

Le due teorie sono assolutamente valide ed interessanti: in realtà la creatività va declinata in funzione della risorsa che in quel momento viene attivata, così come avviene per l’intelligenza (si parla spesso di intelligenza razionale, emotiva, etc).

A questo proposito vi racconto un capitolo che mi ha colpito: l’autore descrive uno schema nel quale spiega i due fondamentali processi circolari con i quali l’essere umano ha prima conosciuto e poi trasformato il mondo il cui vive.

Il ciclo della conoscenza


In una prima fase l’uomo applica, più o meno consapevolmente, il “ciclo della conoscenza”:

si parte dalla osservazione dei fenomeni del mondo esterno, dei fatti; in relazione alla osservazione l’uomo si pone domande, e cerca spiegazioni razionali ed esistenti sul significato delle cose, cerca motivazioni . E’ importante capire che in questa fase l’uomo adotta schemi già esistenti, che già conosce, e tende a creare modelli comprensibili di spiegazione dei fatti.

Una volta creati questi modelli cerca di verificarli, di sperimentarli, di replicarli, fino a farli diventare leggi, norme, abitudini e consuetudini. Il ciclo della conoscenza, come vedete, è basato principalmente sulla razionalità e risponde alla domanda “che cos’è?”.

Il ciclo del cambiamento


Diverso è il “ciclo del cambiamento”, che invece adotta un approccio funzionale:

si parte in questo caso dal bisogno, anzi dalla percezione del bisogno: l’uomo, sentendo il bisogno di qualcosa, manifesta il desiderio di modificare la realtà.

In un primo momento verifica se tra le conoscenze disponibili esistono strumenti utilizzabili per realizzare questo cambiamento: in caso contrario, va alla ricerca di nuove idee.

Questa generazione di idee è la fase più importante: l’uomo produce idee, trova soluzioni, le applica, modifica la realtà in cui vive e soddisfa in questo modo il bisogno iniziale.

Il ciclo del cambiamento dunque si basa maggiormente sul processo creativo e risponde alla domanda “come posso fare per cambiare questa cosa?”.

Detto in questo termini il processo appare semplice, ma vi assicuro che non lo è: la generazione di idee, la possibilità e capacità di realizzarle, l’abilità di modificare e trasformare la realtà in cui viviamo non sono attività semplici, e non sono alla portata di tutti.

E’ a questo punto che gli startupper possono entrare in gioco: generando nuove idee che rispondono a bisogni percepiti -e addirittura non percepiti-, realizzando queste idee, trasformando la realtà in cui viviamo.

Ed è per questo che noi siamo qui, per aiutarvi a compiere questo viaggio.

Nella prossima puntata parleremo di pensiero generativo, di tecniche creative, di CPS, Creative ProblemSolving, e del ROC, Return on Creativity, un originale strumento per misurare la creatività di un gruppo creativo.