L'imprenditorialità è la chiave che apre la porta d'ingresso al mercato del lavoro ai tanti giovani che ne sono oggi fuori. A possedere la chiave è la Generazione Y (GY), quella del millennio formata dai 18-34enni, dalla cui visione e passione del fare impresa dipende la nascita di un nuovo movimento imprenditoriale sull'onda alta delle scoperte, invenzioni e innovazioni in corso.

Negli Stati Uniti è questa la generazione che mostra tanto entusiasmo per l'azione imprenditoriale, con il 54% che si propone di tuffarsi nel mare dell'imprenditorialità o lo ha già fatto.

In Italia, per quanto la sindrome da precariato, provocata da incertezza e paura del futuro, abbia colpito un'ampia fascia della GY, non ha però soppresso gli "spiriti animali" che avvertono l'esigenza di agire per creare imprese nuove e innovative.

Ma come poter indossare i panni dell'imprenditore se le start up lottano strenuamente per raccogliere fondi, mentre i mercati dei capitali sono colpiti dal cancro dei titoli tossici?

Stati Uniti, Regno Unito, Paesi Bassi e Hong Kong offrono una risposta rivoluzionaria: il crowdfunding per raccogliere piccole somme di denaro da un gran numero di persone allo scopo di realizzare cose più o meno grandi.

Tra queste, il sostegno finanziario di massa alla creazione d'impresa. Ciò che da sole le start up non potrebbero fare, giacché i costi di raccolta sarebbero proibitivi. Ciò che, per contro, sono capaci di mettere in campo imprenditori noti e di successo, come il fondatore di Starbucks, la grande catena internazionale di caffetterie, che ha chiamato a raccolta i suoi milioni di clienti per accumulare milioni di dollari che s'ingrossano come una slavina.

Starbucks ha avviato l'effetto a palla di neve con 5 milioni di dollari donati dalla Fondazione omonima che si trascinano dietro altri 50 milioni da tradursi in prestiti agli imprenditori per sette volte tanto.

Il crowdfunding è la versione contemporanea delle antiche opere caritatevoli, come l'Irish Loan Fund lanciato nel Settecento da Jonathan Swift, e delle moderne società di microprestiti come la Grameen Bank, nata da un progetto di ricerca concepito nel 1976 dal suo fondatore Mohammad Yunus insieme ad alcuni suoi studenti nel Bangladesh.

Al pari di Facebook, LinkedIn e Twitter, il crowdfunding non è un partito politico, né ha un partito alle spalle. È una delle numerose tecnologie sociali immersa nel mondo di internet che aggrega e organizza folle di persone in vista di un obiettivo. Per far questo, impiega metodi innovativi che cambiano il modo di allocare il capitale.

Il "fai da te" dell'aspirante e del neo-imprenditore isolato lascia il posto al "fai con gli altri", cioè con la volontà collettiva dei partecipanti al crowdfunding che si sostituisce all'intermediazione e a tutte le altre forme burocratiche di richiesta e concessione di capitali.

Certo, il denaro non è un frutto pendente dagli alberi che si possa liberamente raccogliere. Ma è anche vero che oggi per un potenziale imprenditore è più facile ottenere finanziamenti grazie ai siti di crowdfunding (come Kickstarter, IndieGoGo, MicroVentures, ProFounder e Peerbackers) che permettono di abbracciare un'ampia comunità di piccolissimi investitori desiderosi di veder correre verso il successo un altrimenti potenziale perdente, perché non trova ossigeno sul mercato dei capitali.

Con il crowdfunding a supporto delle start up, tanti piccolissimi investitori entro i 10mila dollari si trovano a possedere piccolissime quote della società finanziata.

Per quanto modeste le somme individualmente investite, si pongono problemi di trasparenza e di protezione dei mini azionisti. Nel Congresso degli Stati Uniti è in discussione un disegno di legge, già approvato dalla Camera dei rappresentanti, per regolare i metodi di crowdfunding a finanziamento delle start up, consentendo a migliaia di investitori di contribuire con quantità molto piccole di azioni senza che la società, entro il limite di 2 milioni di dollari raccolti, si debba registrare prima presso la Security and exchange commission.

Anche in Italia una folla di internauti che interagisce nelle reti sociali potrebbe far partire dal basso un movimento per il finanziamento di massa degli aspiranti e neo-imprenditori della Generazione Y. Un portale di crowdfunding, Eppela, ha già preso il via. Altri ne seguiranno trovandoci, come sostiene la Kauffman Foundation, all'inizio della rivoluzione del crowdfunding, che frantumerà i tradizionali canali di finanziamento.

Le riforme in Italia sul tappeto toccano anche l'imprenditorialità giovanile. Spetta al nuovo governo incentivare il crowdfunding, perché senza imprese nuove e innovative non c'è lavoro. E senza un diffuso altruismo verso chi intraprende s'affossa anche la solidarietà sociale.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)