Le due ali dei Business Angels: investimento e competenze


Venture Capital e Business Angels sono entrambi providers di capitale di rischio a medio-lungo termine (dai 3 ai 5 anni) senza formali vincoli di ritorno ma sussistono molteplici differenze nel modo con cui essi si pongono sul mercato e negli obiettivi che si prefiggono finanziando un’impresa.

Come una startup struttura la raccolta fondi

L’immagine descrive il ciclo di finanziamenti di una startup: nella cosiddetta “Valle della Morte”, la zona d’ombra che sta al disotto del punto di break even, amici e famigliari sono i maggiori supporter dell’impresa insieme a incubatori e business angels che fungono da mentori, quindi si passa ai VCs e, infine, si sbarca in Borsa. [Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Seed_funding].

L"investimento dei Business Angels  (di seguito BA):

essi, infatti, casino sono chiamati anche “Seed” per la peculiarità di intervenire nel momento in cui la startup non ha ancora la forza necessaria per farsi sostenere dal mercato creditizio e hanno necessità di qualcuno che investe su di loro.  Generalmente se un BA si appassiona a un business è perché fiuta potenzialità di successo e buoni ritorni d"investimento, ergo, in cambio a questo, chiede una partecipazione di minoranza nell"impresa.  Gli investimenti si aggirano in un range dai €25.000 ai €250.000 per singolo finanziatore ma crescono a dismisura se i BA, fiutato un buon affare, si organizzano in un sindacato.

Il plus delle competenze:

I business angels, inoltre, aggiungono importanti e necessarie risorse per una startup: esperienza, management, e network di contatti nel settore e, per questo motivo, sono visti come dei guru. Ciò gioca a favore della startup non solo dal punto di vista organizzativo e di comunicazione, ma anche perché aumenta esponenzialmente la credibilità del progetto presso gli investitori istituzionali come le banche.