Il manifesto per una «costituente» della cultura lanciato domenica scorsa dal Sole 24 Ore è una grande finestra aperta sull"età dell"economia della conoscenza, quando il cuore batte al ritmo delle imprese innovative che al lavoro fisico con le macchine sostituiscono il lavoro intellettuale fatto di simboli e formule.

Gli imprenditori della conoscenza sono i creativi, l"aristocrazia del lavoro intellettuale che arricchisce di contenuti le nuove tecnologie. Grazie a loro si fa prepotentemente strada l"età dell"industria culturale. Se il mercato globale cresce annualmente intorno al 3%, l"industria culturale avanza del doppio. È un"attività ad alto valore aggiunto, consuma poche risorse naturali e non danneggia l"ambiente.

La materia prima di oggi? Le idee che fermentano nei laboratori di ricerca, negli atelier d"arte e di design, nelle reti intrecciate da giovani talenti lungo le arterie del mondo digitale. È quanto mai urgente offrire alle nuove leve scolastiche un"educazione creativa. Instillare nei giovani il desiderio della creatività e fornire risorse per la scoperta dei talenti:queste sono le azioni da avviare e sostenere con il supporto delle nuove tecnologie dell"informazione e della comunicazione.

Non innovare culturalmente la nazione vuol dire mancare l"ingresso nel club dei Paesi che stanno costruendo il loro futuro sui pilastri della creatività. Media, software, architettura, design, moda, turismo, benessere culturale: l"Italia non manca di buone carte da giocare sul tavolo della concorrenza internazionale, ma deve cambiare rotta.

CreativitàÈ la classe creativa che può fornire idee, progetti e potenziali imprenditori al percorso dell"innovazione culturale. Le nuove imprese culturali ad alta intensità di conoscenza nascono da e tra poeti e scrittori; artisti e attori; designer, stilisti e architetti; scienziati e ricercatori.

Secondo le stime effettuate da Richard Florida, professore alla Carnegie Mellon University, in Italia il peso dell"occupazione creativa sul totale degli occupati è intorno al 13%: meno della metà che in America, Belgio, Olanda e Finlandia (intorno 30%) e la metà rispetto a Regno Unito e Irlanda. L"Italia è preceduta anche da molti altri Paesi, con valori compresi tra il 17% e il 22%: dall"Austria, Germania e Spagna (17%-19%) alla Danimarca e Svezia (tra il 19% e il 22%). Il dato italiano è reso ancora più preoccupante dal fatto che buona parte della classe creativa è costretta a convivere nel recinto degli ordini professionali, che spesso limitano gli spazi imprenditoriali.

Con l"industria culturale si afferma la "Città della Conoscenza", inedita formazione urbana in cui si sviluppano innumerevoli modi per innovare e creare ricchezza dalla cultura. Arti e scienze si unificano in una singolare ecologia urbana del ventunesimo secolo. A fronte di prospettive così incoraggianti, le infrastrutture culturali sono invece colpite dal degrado di tante tra le mille e più città d"arte e cultura in Italia. Esterni e interni dei palazzi storici, dei musei e delle chiese sono lo spirito vitale dei beni pubblici territoriali. Bisogna saper attrarre l"emergente classe creativa formata dai nomadi della conoscenza. Le città online casino che non accettano l"invito a imboccare con decisione il percorso della rivitalizzazione dei beni pubblici territoriali sono destinate al decadimento. La complessità del processo di sviluppo urbano esige dalle fondazioni, dai singoli donatori e dalla mano pubblica impegni in capitale umano e in risorse finanziare da destinare all"istruzione delle nuove leve.

Nell"area di Sacramento (Usa), tremila studenti delle superiori partecipano a un programma innovativo indirizzato alla lotta al degrado. Ciascuno ricopre un ruolo specifico: dal pianificatore urbano all"analista finanziario, dall"esperto di marketing territoriale al coordinatore di volontari. I giovani apprendono a rispettare i beni pubblici territoriali e a cogliere l"importanza di spazi a un tempo fisici e culturali. Storia e cronache racchiuse nelle chiese, nei palazzi storici e nei musei si snodano in una catena del valore che lega vecchie e nuove generazioni. È importante che i governi locali adottino un approccio efficace per il rinnovamento delle infrastrutture fisiche. Incentivi fiscali ai proprietari di case impegnati in opere di manutenzione e restauro delle facciate e degli interni dovrebbero entrare con forza nell"agenda degli amministratori pubblici.

Il Grand Tour di Goethe e Stendhal da Nord a Sud toccava città dall"atmosfera esclusiva come Bologna e Napoli. Il degrado in atto potrebbe escluderle da un Grand Re-tour guidato dai nomadi della conoscenza. A Detroit, città industriale dell"auto, hanno fatto dei quartieri degradati un centro d"attrazione per turisti inclini all"avventura pericolosa. Sarebbe cosa ben più amara e dolorosa da accettare se la stessa sorte dovesse toccare alle nostre città d"arte e cultura.

 

(Fonte: il Sole 24 Ore)

(Foto di Aurora2989)