Imprenditore si nasce.


E' raro che persone ambiziose possano trovarsi bene a lavorare come dipendenti entro i confini di un' azienda. Se nel profondo del cuore senti di essere un imprenditore la passione, prima o poi, ti porterà altrove.



Ecco tre indizi per scovare la propria natura da imprenditore


1 –  Essere insoddisfatti del proprio lavoro ha delle conseguenza su altre aree della propria vita


Parliamo del “work/life balance”. Per trovare il proprio equilibrio è fondamentale riuscire a staccare dal lavoro per qualche giorno, soprattutto se i viaggi frequenti e i lunghi orari lavorativi vi  tengono spesso lontani da casa. Questo è quanto ci dice la teoria del “work hard, play hard”, quanto meno sulla carta.


Lavorare sodo dovrebbe portare ad un livello di soddisfazione personale non raggiungibile nel corso della propria vita privata. Dovrebbe formare e far crescere sia professionalmente che personalmente.


Talvolta, però, la carriera può farci diventare sgradevoli. Se la natura del vostro lavoro non è più soddisfacente (o, peggio, non lo è mai stata), è meglio guardarsi un po' attorno e ricercare qualcos'altro. Se lo stress da lavoro è tale da compromettere la propria vita personale, le relazioni e quella parte del “play hard”, il gioco non vale la candela. E' bene seguire le proprie passioni e cercare di spostasi verso una carriera più soddisfacente, che influenzi positivamente la vostra vita e vi renda felici.


2 – Non vi piace sentirvi dire cosa dovete fare


Ognuno di noi vorebbe avere una forma mentis imprenditoriale: prendere iniziative, proporre idee, aggiungere “valore” al lavoro, senza doversi sentir dire continuamente cosa fare. In realtà, nelle aziende questo non accade quasi mai (per varie e risapute ragioni).


Alcuni dipendenti sono contenti di ricevere istruzioni e preferiscono lavorare attenendosi alle linee guida già stabilite seguendo processi collaudati e facendo attività ripetitive.


Se però mal sopportate che il capo vi chieda di eseguire meccanicamente questo o quel compito, può essere arrivato il momento di lasciare quel posto e diventare un imprenditore autonomo. Le politiche aziendali non lasciano molto spazio alla voce dei dipendenti e questo può provocare del risentimento. Bisogna fare attenzione a questo tipo di segnale e cercare di uscire dai quei meccanismi il prima possibile.


3 – Il minore il timore di fallire rispetto a quello di restare insoddisfatti


Tutti abbiamo dei sogni, che lo si ammetta apertamente o meno. Molto spesso li sopprimiamo nel timore istintivo che provare qualcosa di nuovo ci porti ad un fallimento: l’ idea di farsi avanti e di rischiare può essere scoraggiante.


E’ molto più facile restare chiusi nel proprio ufficio con uno stipendio stabile e assicurato, ma non è detto che la strada più sicura sia anche la più appagante.


Se però la stabilità non è più prioritaria o la paura del fallimento non è più grande di quella di vivere una esistenza frustrante, è tempo di inseguire il proprio sogno: diventare l’imprenditore che si è sempre sognato di essere!


Liberamente tradotto da: www.inc.com - Karl Stark e Bill Stewart con il contributo di Victoria Frizone, Avondale Associate.