Sul Sole 24 ore di questi giorni si parla di imprenditoria straniera, vale a dire di quelle start up messe in atto tra mille difficoltà da immigrati di varia provenienza, che hanno avuto notevole successo nel nostro Paese.

Diamo subito qualche dato relativo al 2012 per rendere l’idea :

-il 65% dei nuovi imprenditori ha un’età compresa fra i 30 ed i 50 anni

-Il 10% ha meno di 29 anni

-Il 25% è di sesso femminile ( proprietarie di 18 aziende su 100)

Si tratta di un mercato dinamico, in continua espansione nonostante la crisi: l’imprenditoria straniera è triplicata tra il 2003 e il 2009 e non sembra volersi fermare.

La maggioranza delle ditte è di tipo individuale ed è concentrata principalmente in queste regioni: Toscana, Lazio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna.

La nazionalità? Soprattutto marocchina (35.000 imprese) , poi romena e infine cinese.

Ecco qualche esempio di start up vincenti:

Hirux International


Uno dei maggiori esportatori di elettrodomestici made in Italy nei Paesi del Golfo è siriano e si chiama RadwanKhawatmi.

Esporta dal 1978 vari utensili per la casa nei paesi arabi, con la peculiarità di essere costruiti ad hoc e con un design apposito per il Medioriente.

Radwan è originario di Aleppo ed è laureato in economia, e fattura 60 milioni di euro l'anno scommettendo sulla produzione nostrana di frigoriferi e lavatrici su cui applica il proprio nome prima di spedirli nei vari paesi.

Sa.Va.


Ecco un’azienda guidata da una donna, Edith Elise Jaomazava, che dal 2004 tra Italia e Madagascar produce e commercializza una rara specialità, la vaniglia bourbon in bacche, non molto conosciuta in Europa.

Da Moncalieri, in provincia di Torino, Edith Elise ha dato vita a una start up in grado di creare posti di lavoro nel suo Paese, il Magadascar, e profitti notevoli nel nostro, aprendo un varco di nicchia nel mercato di entrambi i paesi.

La clinica dei vestiti


Un altro esempio di imprenditoria femminile è quello di Margarita Perea Sanchez, con una vita tanto intricata e intessuta di avvenimenti da fare a gara con i ricami dei suoi abiti.

Clinica dei vestitiUn’idea vincente, coraggio, passione, e una cifra base di soli 6.500 euro.

Originaria di Cali, in Colombia, la Sanchez avrebbe voluto studiare medicina, ma suo padre ha deciso per lei un futuro da sarta. Ecco perché la sua azienda si chiama la Clinica dei vestiti, un luogo dove gli abiti couture danneggiati vengono curati amorevolmente e in maniera competente, grazie agli studi nella scuola di moda che ha frequentato per tre anni.

Margarita è in Italia dal 2001 e inizialmente faceva le pulizie nell’atelier di Valentino. Non ha mai visto lo stilista, in compenso ha avuto frequenti contatti con il suo braccio destro, Simona, che le ha insegnato molte cose preziose per l’avvio della start up.

Ma c’è un’altra donna cruciale per realizzare il sogno di Margarita: Cristina, un’amica che le ha prestato i soldi per avviare l’attività, che è nata a tutti gli effetti nel 2005, con una sola macchina da cucire ma grande creatività.

Il primo atelier è a Roma in via Macedonia, mentre il secondo (e crediamo non sarà l’ultimo) in via Tuscolana.

Credete che sia realizzata ? Vi sbagliate. Margarita adesso si sta organizzando per creare una propria linea di moda da lanciare sul mercato. Chi ha tempo non perda tempo !

 

(Foto copertina di Alessandro Guarnieri)

(Foto:http://isabellademaddalena.photoshelter.com)