La Reverse Innovation è l’innovazione che rilancia la ricchezza dei paesi in via di sviluppo, parola di Vijay Govindarajan.


Vijay Govindarajan, conosciuto come VG, è Earl C. Daum 1924 Professor di International Business alla Tuck School of Business, Dartmouth, e direttore fondatore del Tuck's Center for Global Leadership. È anche il co-direttore del Global Leadership 2020 un esclusivo programma educativo della Tuck specializzato in global management ed è insegnato in tre continenti.

http://youtu.be/smjsmcjmtVY

Cos’è l’Innovazione Inversa?


La definizione la dà VG stesso sul suo blog in cui annuncia l’imminente pubblicazione del libro Riverse Innovation (scritto insieme a Chris Trimble): “Innovazione Inversa è qualunque innovazione che sia adottata prima nei paesi in via di sviluppo”.

Ma quale innovazione può venire da paesi che sono tra i più poveri del mondo?


In effetti Cina e India hanno un PIL pro capite che si aggira attorno al centesimo posto nelle classifiche mondiali, vicino a Bosnia Erzegovina e Isole di Capo Verde e vantano, insieme, un numero infinitesimo di Premi Nobel rispetto a Stati Uniti e Germania. Tuttavia, se si osservano le statistiche giuste, a parte il mostruoso tasso di crescita economica che nessuna economia matura sarebbe in grado di eguagliare, è chiaro che le potenzialità che il mondo in via di sviluppo può già sprigionare sono incredibili. Si pensi al fattore demografico: Cina e India sono i primi due paesi per popolazione al mondo e l’85% degli abitanti della Terra – 5,8 miliardi di persone – vive in paesi poveri. Mettiamo insieme i dati, la parte povera del mondo è formata da mega mercati e micro consumatori” con 1$ da spendere.

Come fare a catturare l’effetto aggregato di questa ricchezza in centesimi?


La risposta è Innovazione Inversa. Fino ad oggi l’industria è andata avanti estendendo il modello americano in giro per il mondo: se i paesi ricchi, che guidano la marcia del progresso, vogliono certi prodotti, anche i paesi poveri li vorranno, purché a un prezzo inferiore. La Kellogg’s – multinazionale USA dei cereali da migliaia di bilioni di dollari di fatturato – è un esempio, dice VG. Non si può pensare di conquistare il mercato indiano dei cereali (il più grande del mondo, dato il ruolo che i cereali giocano nella dieta dell’indiano medio) con i corn flakes! Perché? Perché i corn flakes sono pensati per essere mangiati col latte freddo (tipico USA) non con quello caldo delle colazioni indiane. E chiunque sia andato almeno una volta là sa che gli indiani amano bevande calde a colazione. Invece di analizzare il mercato indiano secondo i suoi gusti, Kellogg’s si è limitata a fornire più varianti di corn flakes (dalla banana al mango) tutte egualmente immangiabili con il latte caldo!

La macchina per l’elettrocardiogramma (ECG machine), un esempio di innovazione inversa.


La General Electric produce l’ultimo ritrovato della scienza e della tecnica, un macchinario potentissimo da qualche centinaio di chili che lavora esclusivamente allacciato alla corrente elettrica e necessita di un medico appositamente istruito per l’utilizzo (la macchina è venduta insieme con un manuale di 500 pagine). Costo del giocattolo: 50’000$. Il 10% degli ospedali indiani può permettersi questo macchinario ma che ne è del restante 90%? Be’ quella è l’India rurale dove la gente soffre di malattie cardiache come altrove ma di ospedali, energia elettrica e buoni medici non ce ne sono. Quindi, l’elettrocardiogramma deve essere portatile, funzionare a batteria ed essere semplice da usare.

La soluzione viene sempre da GE e si chiama GE MAC India (la “soluzione dell’1%”, infatti costa solo 500$). Si tratta di una EGC machine del peso di una lattina di Coca Cola che svolge le medesime funzioni della sua costosissima collega con soli due bottoni, uno verde per azionarla e uno rosso per bloccarla.

Dov'è la grandezza dell’Innovazione Inversa in tutto questo?


Che la GE MAC India non è venduta solo in India ma è “rimbalzata” nelle economie avanzate ed è ormai venduta in 150 paesi in tutto il mondo. Quindi, non chiedete “Qual è il mercato adatto al mio prodotto?”, non vi porterà da nessuna parte; chiedete piuttosto "Che strategia posso adottare per conquistare questo mercato usando le mie competenze e risorse globali?". Questa è Reverse Innovation.