La formazione come strumento di evoluzione e non di adeguamento


E se fossi anche io una vittima della sindrome della “rana che bolle”?


Se in una pentola colma di acqua bollente gettiamo una rana viva dentro, questa immediatamente salterà fuori, scottandosi ma, molto probabilmente, “salvandosi” grazie al suo balzo.

RanaSe la gettiamo in una pentola colma di acqua a temperatura ambiente, questa ci rimarrà, trovando gradevole il nuovo ambiente.

Tutto ovvio sino a qui.

Se però aumentiamo lentamente la temperatura dell’acqua, questa paradossalmente non se ne accorgerà nemmeno; si adatterà ai cambi “climatici” sino ad un punto in cui smetterà di vivere, un punto di stasi oltre al quale i meccanismi di difesa personali subiranno una sorta di empasse, proprio come se fossero sotto incantesimo.

In quell’oblio anche doloroso, la rana smetterà di opporsi senza mai essersi in realtà opposta. Si lascerà così cuocere lentamente. (Fonte bibliografica: “Un senso per l’apprendere” a cura di Marco Rotondi ed. Franco Angeli)

La metafora è quanto mai attuale: colpisce per lucidità e freddezza, ma rende bene il senso di alcune realtà, fuori e dentro alle organizzazioni.

Soprattutto risponde alla domanda: com’è possibile che di fronte all’evidenza di certi eventi e certe situazioni, gli esseri umani si comportino come quelle povere rane che scelgono di essere bollite lentamente, piuttosto che saltare via con slancio vitale?

E come è possibile che queste situazioni si ripetano ciclicamente nel corso dei secoli, scoprendoci ogni volta attoniti come se fosse la prima volta?


Si progredisce, si innova, si trovano soluzioni alle soluzioni più complesse, ma pare che alcuni comportamenti nei fatti restino immutati nel tempo, come a volerci impedire di realizzarle quelle belle idee. Zavorrati alle nostre abitudini e al dirci continuamente: “così com’è…va tutto bene”.

La formazione si interroga e approfitta dei preziosi momenti di aggregazione d’aula e di social networking per andare oltre al tema per cui si coinvolgono i partecipanti: smuove, sradica, aiuta a porsi quelle domande di senso che generano entusiasmo. Di riflesso,a sua volta si sviluppa, fortificandosi con storie, feedback e varia umanità.

Idealmente la formazione si prefigge di trovare soluzioni senza dimenticarsi di verificare che si possano realizzare, di offrire modelli, strumenti tarati sui bisogni di chi potrà farne uso.

Idealmente, perché nella realtà non sempre è possibile. Ma anche questo potrebbe assomigliare ad un blocco o una resistenza a immaginarci scenari finalmente differenti.

In fasi di oblio momentaneo,la formazione assume certamente un ruolo di grande valore, perché aiuta a raggiungere stati di consapevolezza, che si sposano con quelli di verità, autenticità e vitalità in un’azienda.

Elementi che fortificano il sistema immunitario dei colleghi e ne aumentano giorno dopo giorno i riflessi in caso “salti” improvvisi fuori dalla pentola nel momento in cui comincia a bollire.

 

(Foto copertina:www.adrsemplifica.it)

(Foto:laviadeisogni.it)