Abbiamo chiesto a chi lo startupper lo fa di mestiere quali sono le cinque regole auree per la gestione quotidiana di una startup. Ecco come ci hanno risposto i ragazzi di Skillbros.


 

1. “Staccare? Mai!"


Quando ci si avvicina al mondo delle startup si tende inevitabilmente a pensare all’idea di business come qualcosa di completo, che richiede una preparazione, uno studio, una struttura, ma che a un certo punto acquista stabilità e comincia a procedere da solo, quasi fosse un vagone sulle rotaie.

Tuttavia, e sfortunatamente per quanti la pensano in questo modo, tutte le idee e tutte le imprese sono stabili finché non cominciano a traballare, quindi è richiesta dedizione continua – scordatevi di uscire dall’ufficio e non pensare più a ciò che dovete fare fino al giorno dopo!

2. Divisione dei task nel team e organizzazione.


Se volete task precisi e zero flessibilità, lo startupper non è la vostra professione ideale. Se fai lo startupper, devi svegliarti la mattina e sapere che sarai “leone e gazzella”.

L’organizzazione è fondamentale ma ogni giorno la montagna delle cose da fare lievita e si deve ristabilire l’ordine di priorità dei compiti da svolgere o adattarli al momento della giornata cui meglio si attagliano.

“Siamo costretti a vivere giorno per giorno, come John Rambo!”, dice Davide Neve, uno dei giovani di Skillbros. Gli esempi si sprecano: dal collasso del server, a quello della rete internet che blocca i lavori per ore, il sorgere di possibilità insperate o impreviste sono sempre in agguato.

Senza dubbio, la divisione dei task deve seguire le inclinazioni o le competenze dei membri del team: chi odia o non ha mai avuto rapporti con la burocrazia (e nel nostro Paese ci vuole una certa dimestichezza e grande rispetto per la burocrazia!) è meglio che si concentri sullo sviluppo del business o sulla promozione del sito o sull’aspetto redazionale con il pubblico casino e i venture capitalists, chi invece ha padronanza di moduli e protocolli gestisca le relazioni con le istituzioni pubbliche o finanziarie e così via.

3. Come sostenere i ritmi


Don’t worry! È fisiologico che durante il periodo di taking-off, quando la startup è al decollo (ma anche dopo – la monotonia è per i deboli di cuore!), la distribuzione del carico di lavoro segua il ciclo di esposizione della startup dovuto a eventi importanti per il marketing o la visibilità pubblica.

In un solo giorno si possono guadagnare, anche grazie a campagne a costo zero, migliaia di like sulla pagina di Facebook o si può registrare un incremento esponenziale nelle iscrizioni all’area riservata del sito, ai feed RSS, insomma si può pensare di aver ormai raggiunto la fine della salita e che da quel momento in avanti la strada sarà in discesa.

Il giorno dopo, tuttavia, si deve essere pronti a qualunque evenienza: un commento sbagliato può far vacillare la popolarità sui social o l’analytics del sito può mostrare un calo drammatico nelle visite. Ci sono momenti di grande esaltazione e concitazione in cui la velocità è tutto e momenti di calma piatta… che magari preannunciano un’altra tempesta.

4. Lo schema prova-errore.


Aprire una giovane impresa è metà lavoro e metà gioco: bisogna credere con tutte le proprie forze nelle proprie idee e nel proprio progetto di realizzazione, sapere che la strada che si è intrapresa porterà a grandi risultati, puntare a 1000 per ottenere 100; tuttavia, il fatto di commettere errori lungo il percorso non deve essere considerato un fallimento, bensì un suggerimento.

La strada verso il successo è come la rotta di una barca a vela: necessita di continue virate e di cambi di bordo, di aggiustamenti, di correzioni; gli errori scandiscono le virate del business, ecco perché è attraverso di essi che si raggiunge la meta.

5. Soddisfazione.


Se quando ci si ferma un attimo a riflettere lontano dal caos e dall’adrenalina di tutti i giorni si è orgogliosi di ciò che si sta creando, questo non potrà non avere successo.