Nella puntata precedente abbiamo parlato dello stretto legame esistente tra usabilità e Web Marketing, discipline che ruotano intorno agli utenti, alle persone. L’aumento della usabilità si può anche ottenere con alcuni software o pacchetti, tra i quali vi segnalo Google Website Optimizer, che effettua proprio alcuni test di usabilità.



Facciamo qualche esempio di test: in questo caso la fonte è il sito www.webranking.it

Uno dei test possibili è l’a/b test o split test: sulla base di alcune analisi, si creano diverse versioni della medesima pagina/form/landing page che si intende valutare, per capire quale funzioni meglio.

Il termine "a/b" in realtà è più ampio e si possono testare più versioni contemporaneamente andando a fare, in pratica, un "a/b/c/d/..." testing.Una volta predisposte le opzioni in competizione, si utilizza una piattaforma software che gestisce le pagine che l'utente deve vedere. Ogni visitatore del sito vedrà sempre e solo una opzione ma il sistema prevede di assegnare ad alcuni di loro la versione “a” mentre ad un altro gruppo verrà mostrata la versione “b”.

Se la pagina fosse un modulo da compilare per iscriversi a un servizio online, basterà contare quante persone arrivano a compilare il form in una versione piuttosto che nell'altra per capire immediatamente quale sia la più efficace.

Questo tipo di test si basa sulla riduzione progressiva di quello che viene chiamato “errore statistico”: più aumenta il campione considerato (cioè il numero di persone) più riusciamo a ridurre eventuali anomalie e arriviamo a un risultato con un margine di errore minimo. A titolo di esempio, molto spesso si valutano migliaia di conversioni (es. moduli compilati) prima di interrompere il test e analizzare i dati.

La Web Analytics è dunque una vera e propria disciplina, che si occupa dell’analisi del traffico Internet. Fino a qualche anno fa era uno strumento “contemplativo”, basato su alcuni indicatori di performance statici (KPI semplici), rappresentati da un numero di visitatori unici, tempi di permanenza sul sito web, utilizzo del browser. Oggi invece si utilizzano KPI complessi, rappresentati da flussi di navigazione interni al sito, canali di accesso al sito, analisi dei percorsi di conversione.

Questa analisi mira a comprendere cosa fa l’utente in tutta la sua complessità, scoprire perché lo fa e come lo fa (usabilità). Ricordate questa regola d’oro: “un sito web, una landing page funzionano quando portano l’utente a compire l’azione di conversione prevista dal piano di Web Marketing: trovare informazioni precise sull’azienda, mantenere un ricordo del brand, compilare un form di contatto”. Questa spinta all’azione dell’utente viene chiamata anche call to action.

La call to action dunque è un "invito a compiere un'azione": è l’insieme degli elementi che vengono studiati per indurre l'utente a compiere una determinata azione. In particolare la landing page viene studiata nei minimi dettagli e in ogni sua parte, al fine di catturare l'attenzione dell'utente per spingerlo a compiere l'azione desiderata.

Un altro tipo di test è rappresentato dai test di usabilità con gli utenti, ovvero una serie di metodi concepiti per verificare il grado di usabilità di una interfaccia digitale, utilizzando l’esperienza di persone reali, in genere guidate da un obiettivo da raggiungere.

Non mi soffermo molto su questi test, che possono essere quantitativi o qualitativi: vi segnalo solo che nei paesi anglosassoni la tendenza è di utilizzare questi test in modo “iterato”, ovvero più test in un determinato arco di tempo, per far emergere problemi apparentemente non visibili in un primo test, e per sperimentare eventuali modifiche, positive o negative, sulla base della segnalazione degli utenti.

(Foto copertina di Tamar Weinberg)