La moda non è solo luci della ribalta e passerelle.


Non è solo il punto di incontro tra ciò che vorremmo essere e ciò che siamo, non è esclusivamente l’oggetto di meravigliose riviste patinate.

La moda è anche lo specchio di quello che stiamo diventando, la fonte che riflette la nostra direzione e il nostro lifestyle.

Se negli anni ottanta la prosperità economica si rifletteva in uno stile volutamente sproporzionato, esagerato, luccicante, da party continuo, oggi le aziende di moda devono fare i conti con le possibilità effettive, con la probabile carenza di materie prime in un futuro non troppo lontano.

L'esercito dei Maker


Ecco sorgere una coscienza collettiva, proprio nel punto più inaspettato, dove il capriccio sembra essere all’ordine del giorno, è nato un esercito di maker, produttori consapevoli che desiderano fare con coscienza e mostrare serenamente il proprio operato con la massima trasparenza di fronte al consumatore.

Ma chi è un maker?


Non è colui che produce pittoresche maglie di cachemire all’uncinetto dall’aria hand made, ma chi segue questo iter tutto rivolto a chi indosserà i capi una volta confezionati:
- Spiega gli schemi delle proprie produzioni, rendendo chiaro l’iter produttivo

- Permette a chi vuole di avere i mezzi per farlo in prima persona

- Contribuisce alla creazione di una rete per acquistare collettivamente lana ecologica o il cotone bio a prezzi vantaggiosi (per i consumatori e per gli stessi produttori)

Un sistema local efficiente che può elevare i piccoli produttori allo stesso rango dei grandi della moda.

Un esempio ?


Openwear, community online e azienda di moda che possiede una stampante 3D open source da circa un anno, acquistata in condivisione con Vectorealism (di cui vi abbiamo già parlato, n.d.r.)

Grazie a questo oggetto è possibile creare prototipi di accessori fashion, stamparli, testarli e infine sottoporli a vari giudizi per valutare le criticità e i punti di forza.

La stampante 3D utilizza un filamento derivato dal mais, largo 3 mm, acquisto dall’estero online.

Ma vediamo più nel dettaglio chi è Openwear, community online che si definisce collaborative clothing.

Ecco un frammento dal blog di Openwear


Openwear è una nuova idea di community in corso di sviluppo da EDUfashion.

Nello spazio online di Openwear piccoli produttori di moda, stilisti, stylist, designers, studenti, stagisti, sarti, fotografi, artigiani ma anche laboratori di serigrafia, sewingcafè e scuole di moda potranno aprire il loro spazio e profilo web ed accedere a tutta una serie di strumenti e informazioni utili per migliorare la propria attività. Potranno anche prendere parte alla prima collezione sotto brand open source, partecipata e prodotta in modo distribuito.

Per la prima volta il risultato del processo innovativo del crowdsourcing non sarà proprietà di qualcuno perchè lo diventerà la community stessa.

Questo blog è il nostro strumento per iniziare una conversazione con chi è interessato ai temi principali del progetto mentre lo stiamo costruendo e prepararci a giocare davvero nel prossimo autunno.


Gli iniziatori


EDUfashion, iniziato ad ottobre 2009 e finanziato con il supporto dell’Unione Europea nel programma Life Long Learning, nasce dalla collaborazione tra Poper - studio di comunicazione sociale di Lubiana, Ethical Economy – azienda londinese che fornisce strumenti per sviluppare relazioni etiche online, l‘Università Statale di Milano, la facoltà di Fashion e Textile design di Lubiana e la Copenhagen Business School. Insieme sperimentiamo una nuova visione e pratica nella moda basata sulla collaborazione, l’innovazione sociale e la condivisione di conoscenze.

Openwear ha sostenuto di recente la Fiera del consumo etico e degli stili di vita sostenibili (dal 30 Marzo al 1 Aprile 2012 presso FieraMilanocity ), che ha raccolto tutti i marchi sensibili a queste tematiche, per riflettere su un nuovo sistema territoriale di moda attenta ai consumi e alla collaborazione tra brand.

Qualche nome presente?


Sempre dal Blog:

- Serpica Naro durante il workshop di sabato 31 marzo per trasformare la camicia del nonno in una shopper

- Progetto Atelier che produce alcuni capi della Collezione Openwear in vendita presso lo stand Serpica Naro CF52

Ma qual è il punto focale di queste discussioni e iniziative?


IL FUTURO

Un futuro in cui la manifattura sarà carissima e le materie prime raggiungeranno prezzi inaccessibili, per via della scarsità di acqua ed energia. Consideriamo che il prezzo del cotone è già raddoppiato dalla fine del 2010.

La fast fashion ha avuto un enorme successo, ma produce fino a 40 collezioni l’anno, raggiungendo livelli insostenibili, ad altissima densità energetica.

Non sappiamo quali modalità si escogiteranno nei prossimi anni per far fronte alla richiesta continua senza danneggiare ulteriormente le risorse disponibili, certo è che, come per il disegno e le fantasie, anche per questo ci vorrà tanta immaginazione.