Marketing conversazionale ed esperienze partecipative


Nel mondo della comunicazione si parla sempre più della necessità per le aziende di generare “conversazioni” con clienti ed utenti, di monitorarle, di seguirle attraverso gli strumenti offerti dal web ed in particolare dai social network: si sviluppa quindi il marketing conversazionale.

Come afferma Luca De Felice nel libro Marketing conversazionale, “il singolo è capace di generare esperienze partecipative in grado anche di contribuire alla creazione del prodotto o servizio”.

In questo senso le aziende hanno una importante occasione: “innovare gli stili relazionali da troppo tempo confinati all’interno di modelli passivi e poco efficaci”.

In cosa consiste l’innovazione nella comunicazione?


Elenchiamo una serie di step da seguire per ogni azienda che voglia cogliere questa opportunità:

> Restare in ascolto: un ascolto attivo delle conversazioni che si svolgono in Rete, riferite al brand, al marchio, al prodotto/servizio, monitorando il livello di apprezzamento e soddisfazione dei clienti;

> Consentire una partecipazione trasparente e reale dei clienti al processo di distribuzione e promozione del prodotto, alimentando le conversazioni in real-time, partecipando ufficialmente a forum di esperti, a conversazioni on line;

> Creare e gestire una identità digitale in Rete: un blog, una pagina nei principali social network, una community;

> Mettere al centro della creazione di prodotti e servizi la creatività diffusa: non è solo la funzione marketing, ma l’intera organizzazione che, a vari livelli, deve prendere coscienza dei molteplici punti di contatto tra persone interne ed esterne;

> Creare e gestire strumenti di collaborazione interni all’azienda, che favoriscano l’emergere di competenze e di idee innovative, con riferimento ad interessi comuni in determinate famiglie professionali (tecnici ICT, venditori etc)

> Non sottovalutare il valore dei c.d. UGC, User Generated Content, ovvero i contenuti creati dagli utenti che possano risultare utili ed efficaci per l’azienda.
Gli UGC, sempre più diffusi sui forum specializzati, rispondono al bisogno di medialità identificato come necessità di esprimere le proprie competenze, ed al contempo di ricevere un giudizio, un feedback, un commento, un voto.

Un ultimo consiglio: per fare innovazione -e questo vale per tutti i settori- “è necessario saper ideare e realizzare scenari differenti da quelli proposti dalla realtà presente”: questo vuol dire anche osare, in campi nei quali nessuno si è mai avventurato, ed anche sbagliare.

Il timore del fallimento in Italia rappresenta un grosso ostacolo alla nascita di nuove start up; al contrario negli USA, ed in particolare nella Silicon Valley, il fallimento è visto come un motivo di crescita e di apprendimento.

Ci sono tante buone idee che, se realizzate in modo professionale ed innovativo, possono rappresentare un grande salto di qualità per le aziende già consolidate e per quelle appena nate.