Il marketing virale nella comunicazione di un brand


La pubblicità gioca un ruolo fondamentale nella costruzione e nella comunicazione di un brand; se questo fatto rappresenta una verità per qualunque business, lo è a maggior ragione per una startup dove la necessità di farsi conoscere è spesso inversamente proporzionale alle risorse disponibili. A questo punto corre in soccorso il marketing virale.

Brand


Se i media tradizionali risultano quindi difficilmente accessibili per nuove aziende in crescita, ecco venire in soccorso il web con la sua capacità di trasmettere contenuti a costo pressoché zero.

E cosa succede se il consumatore di pubblicità diventa a sua volta canale di comunicazione condividendo lo spot e “contagiando” i suoi contatti online?

Milioni di click su Youtube, Facebook, Pinterest e gli altri social network a fronte di un investimento relativamente ridotto e subito il marketing virale, moderno passaparola, viene presentato come la soluzione ai costi elevati delle campagne pubblicitarie.

Ma è davvero così?


Una recentissima ricerca del professor Thales Teixeira, pubblicata sull’Harvard Business Review di Marzo, dimostra che è fin troppo facile cadere in errori che spengono il fattore virale di ri-condivisione, condannando lo spot ad essere in fretta dimenticato e archiviato nelle profondità del web.

Sono 5 le regole che, secondo Teixeira, ogni responsabile di web-marketing dovrebbe tenere nella massima considerazione disegnando la campagna virale, ovvero:

1. Dal brand onnipresente al brand pulsing.


Mai rendere il logo o il marchio d’impresa troppo presente: il consumatore è infatti predisposto a resistere alle lusinghe di una pubblicità eccessivamente invasiva. La domanda da porsi è: la mia storia è interessante anche senza i passaggi del logo? Se la risposta è sì non siamo stati troppo diretti nella comunicazione.

2. No a pubblicità noiose.


Una pubblicità non può diventare virale se gli utenti smettono di guardarla dopo pochi secondi; ecco perché è necessario mantenere coinvolto il nostro pubblico. Studi hanno dimostrato che sono le emozioni di gioia e sorpresa a colpire maggiormente: generatele nell’utente e fatelo fin dall’inizio.

3. Le montagne russe delle emozioni.


“Agganciare” l’utente non basta. Perché arrivi alla fine del video (e magari scelga di condividerlo) l’utente deve confrontarsi continuamente con nuove emozioni. È la tecnica dei film: suspense-scioglimento-suspense…

4. Cartellino rosso allo shock.


Un video molto controverso o impressionante può tenere incollati allo schermo gli utenti, ma potrebbe al contrario generare un basso tasso di condivisioni. Condividere significa scegliere di presentare il contenuto ai propri contatti e questo può non avvenire se il video è percepito come troppo scioccante.

5. Colpire il giusto target.


Come per i media tradizionali raggiungere subito il giusto target semplifica molto il successo della campagna; nel caso del viral marketing però, oltre ai clienti potenziali, sono fondamentali gli utenti che sono soliti condividere video e immagini (le aziende, per esempio, già inseriscono link sponsorizzati nelle pagine Facebook degli utenti che sono più attivi nella condivisione).

Se ora vi sentite pronti a promuovere la vostra startup con le tecniche di viral marketing fatevi pure avanti, ma sappiate, prima di rilassarvi ritenendovi soddisfatti, che i campioni in questo campo raggiungono più di 50 milioni di condivisioni a video. Buona Fortuna!

 

(Foto copertina:http://www.mastersida.com)

(Foto: http://segnalazionit.org)