Il segreto di una startup di successo? patti chiari tra i membri del team


Quando si parla di successo di una startup si parla del team, che è considerato l'elemento principale per la buona riuscita di una impresa. Essendo un tassello fondamentale, occorre tutelare i rapporti tra i membri di un team. In che modo? L'abbiamo domandato al nostro docente di "Legal & Contracts" Michele Nascimbene:

membri del team"Ci capita spesso che giovani imprenditori ci pongano il quesito di come poter porre alcune regole tra i membri del team, ancor prima di costituire la società. Questo deriva dal desiderio di voler posticipare la costituzione della società ed i relativi costi, ma al contempo voler iniziare a gestire gli aspetti più importanti del team.

Statisticamente vediamo che le questioni che spesso gli startuppari hanno esigenza di ‘fissare e regolare’ fin da subito, ancor prima della costituzione della società, sono le seguenti:

- Questioni di proprietà intellettuale


Domanda ricorrente: come faccio a proteggermi dal rischio che un membro del team mi copi l’idea? Oppure, ancora, se il team sta sviluppando un software, come fare a stabilire che la titolarità in futuro del software sarà della società, evitando contestazioni e/o pagamenti di royalties fra i membri del team?

- Questioni di ‘quote’


Domanda ricorrente: come faccio a stabilire fin da subito che quando creeremo l’Srl le quote saranno divise in predeterminate proporzioni?

- Questioni di ‘committment’


Domanda ricorrente: come faccio ad esser sicuro che il mio socio, che si  è impegnato a dedicare un certo tempo al progetto a fronte di una quota della futura Srl, poi faccia effettivamente quello che ha promesso?

 

Ciascuna delle domande qui sopra può essere affrontata e risolta separatamente, con specifici accordi, firmati per scrittura privata (senza costi notarili quindi), fra i membri del team. Ad esempio, sottoscrivendo un accordo di riservatezza (non disclosure agreement), corredato magari da opportuna clausola di non concorrenza (non compete) ci si può tutelare dal rischio che un membro del team ‘rubi’ l’idea.

Gli startuppari avveduti, spesso quelli che sono magari già alla seconda startup, vogliono talvolta sistemare non solo una, ma magari molteplici questioni. Si pensi magari al caso in cui la startup inizi ad avere rapporti commerciali e si devono iniziare a sottoscrivere contratti con partners esterni.

In questi casi, uno strumento molto utile che può essere utilizzato, è quello di far sottoscrivere ai membri del team un contratto di ‘associazione in partecipazione’. Di nuovo, trattasi di un contratto da sottoscriversi come scrittura privata, senza costi notarili. Questo contratto, solitamente di poche pagine, permette ad un membro del team (che si chiamerà associante) di mettersi a fare il fronting con i terzi e sottoscrivere i contratti e, con opportuna partita IVA, a fatturare.

Nell’accordo in partecipazione si inseriranno le regole con cui si divideranno gli eventuali costi e profitti dell’attività fra i membri del team. Oltre all’associante, in una associazione in partecipazione, possono entrare a far part fino ad altri tre membri del team che contribuiscono con il proprio lavoro, e che si chiamano associati, per un totale quindi di quattro membri.

Con l’associazione in partecipazione si possono quindi iniziare a regolare i rapporti fra i futuri soci, inserendo clausole di non compete, prevedendo fin da subito le future quote della Srl, senza dover accelerare i tempi e correre a costituire la società. In sostanza, patti chiari fin da subito, nessun costo societario, e meno rischi che qualcuno nel team poi faccia il furbo…

Dimenticavo. Ci capita molto spesso di sentirci dire dagli startuppari che nel loro team si conoscono da una vita, che sono tutti amici, e che quindi non succederà mai nulla di imprevisto, ma poi…. Se avete dubbi, vedete cosa è successo ai vecchi soci di Zuckerberg!!"

 

(Foto: www.isoladelpensieropositivo.com)

(Foto copertina: www.letteratu.it)