Italiani spreconi? Niente affatto. Ecco le startup che trasformano i rifiuti industriali in nuovi materiali.

Riuscire a smaltire gli scarti industriali è già un grande successo. Se poi gli scarti vengono riutilizzati per dare vita a prodotti nuovi e utili, allora è vera innovazione. Vediamo come ci sono riuscite alcune startup.

Orange Fiber


Le protagoniste
Adriana Santanocito, 36 anni, fashion product manager e Enrica Arena, 28, esperta di comunicazione e cooperazione internazionale; entrambe siciliane.

La startup
Orange Fiber è il tessuto, ricavato dalle arance grazie alle nanotecnologie, con cui è possibile realizzare abiti vitaminici, che rilasciano sulla pelle i loro principi attivi. Dagli scarti delle arance viene estratta la cellulosa atta alla filatura. Attraverso le nanotecnologie l’olio essenziale di agrumi viene incapsulato e fissato sui tessuti. Da qui, ha inizio un processo di rottura delle microcapsule presenti nel tessuto, in modo automatico e graduale, che comporta il rilascio delle vitamine sulla pelle così di avere un capo non solo bello ma funzionale al benessere del consumatore. Gli abiti non ungono e la pelle viene nutrita. Questa caratteristica è garantita per almeno una ventina di lavaggi, ma sono allo studio modalità di ricarica. Adriana si occupa del design e segue la ricerca Enrica opera nell’area marketing, comunicazione e responsabilità di impresa.

L’idea vincente
Adriana ed Enrica sono partite da un sentimento molto diffuso in Sicilia, la sofferenza del settore agrumicolo siciliano nello smaltimento degli scarti degli agrumi (che ammontano a oltre 700 mila tonnellate all"anno). Da qui è nata l"invenzione: come utilizzare gli scarti delle arance per creare prodotti ecosostenibili? Vincitrici di numerosi premi e riconoscimenti La loro startup è stata di recente accolta nell"incubatore d"impresa di Trentino Sviluppo e, grazie anche all"iniezione di finanziamenti privati, Adriana ed Enrica sono arrivate a un prototipo presentato in anteprima il 16 settembre scorso all"Expo Gate di Milano nella giornata della Vogue Fashion Night Out.

Guarda il video di presentazione di Orange Fiber:


Metals-Catchers


Il protagonista
Alvaro Maggio, 20 anni. Ha frequentato l’IIS Q Ennio di Gallipoli in provincia di Lecce, ed è lì che ha iniziato a lavorare alla propria idea con l’aiuto della professoressa di biologia, Rossana Congedo.

La startup
Metals-Catchers è una soluzione per rendere potabili le acque contaminate purificandole dai metalli attraverso filtri fatti con le bucce di banana essiccate. Il processo è chimico e naturale, perché la buccia di banana viene essiccata e tritata e poi inserita nei comuni filtri per la depurazione o nei tubi. Il metodo è testato sull’acqua con una quantità di 1.300 microgrammi di metallo per litro, una quantità letale che non si trova mai. La buccia di banana funziona fino al nono utilizzo senza perdere efficacia.

L’idea vincente
Durante gli anni del liceo, nel condurre esperimenti per testare la capacità delle bucce di frutta e verdura di mitigare gli effetti collaterali di alcuni farmaci gastrolesivi, Alvaro Maggio ha osservato che la frutta ha una carica negativa (attraverso best online casino la peptina) mentre i metalli si comportano come le parti cariche positive. È così che ha messo a punto il processo chimico per cui attraverso questi scarti, in particolare quelli di banana, si prelevano dall’acqua i metalli disciolti. L’idea è stata apprezzata alla 27°edizione dell’EUCYS, la competizione che premia progetti e invenzioni scientifiche fatte da adolescenti dai 14 ai 20 anni e che quest’anno si è svolta all’Expo di Milano. Alvaro non ha vinto il contest ma si è aggiudicato la possibilità di trascorrere una settimana agli Istituti per l’Ambiente e la Sostenibilità dell’Unione Europea (JRC’s Institutes a Ispra, in provincia di Varese).

Ascolta come è nato il progetto dalla viva voce del protagonista:


Solwa


I protagonisti
Paolo Franceschetti, ora Amministratore Delegato di Solwa, ha cominciato nel 2012 con altri 5 soci. Nata come una startup, è ormai diventata una vera e propria azienda e di recente è entrata nel gruppo Santex, produttore leader di macchine tessili con sede a Trissino, con il compito di "chiudere" il ciclo dei rifiuti nel mondo del tessile.

La startup
Solwa è l’acronimo di "solar water", un sistema innovativo di depurazione dell"acqua con l"utilizzo esclusivo dell"energia solare. La pluripremiata startup (vincitrice, tra gli altri, del Premio Marzotto) per Santex ha messo a punto DryWa, un impianto che consente di essiccare i fanghi di scarto trasformandoli in una nuova fonte di energia rinnovabile riducendone le emissioni in ambiente. Il volume dei fanghi viene ridotto del 95%, lo scarto ineliminabile invece viene bruciato proprio per alimentare il processo di essicazione.

L’idea vincente
Attualmente vengono prodotti circa 30 milioni di tonnellate di fanghi in tutto il mondo; i fanghi vengono disidratati meccanicamente, stoccati, classificati e quindi trasportati per il loro smaltimento. Con Drywa invece i fanghi vengono «asciugati» in un sistema chiuso e il residuo diventa combustibile per la termovalorizzazione.

Ascolta l"intervista a Paolo Franceschetti su Radio 24 del 16 ottobre 15 :


Vai al canale youtube di Solwa per vedere tutti i video caricati da Paolo Franceschetti: le presentazioni della startup, i momenti di premiazione, le interviste.