Al Digital Economy Forum a metà mattina si concentrano molti interventi interessanti. Dopo Alessandro Rizzoli è il momento di Robbie Vann Adibè, amministratore di Traackr (http://www.traackr.com) azienda che ha scelto un bellissimo claim: “Relevance drives influence”.



Il suo intervento è stato interessantissimo, e riguardava un tema importante per le start up, ovvero “Come costruire un team”.

Robbie Vann Adibè si definisce come un Angel Investor, che fornisce capitale ed esperienza: ho scoperto poi che fa anche parte del progetto Silicon Tuscany (per approfondimenti vi rimando al sito http://www.silicontuscany.com).

Cosa è Traackr?


E’ una piattaforma di social network che mette in correlazione persone specializzate in un determinato ambito. Fornisce anche consulenza e soluzioni per la misurazione della rilevanza e della influenza sui social media: sul loro blog mi hanno molto colpito i concetti di “Reach, Resonance e Relevance”, che rappresentano, secondo Brian Solis, i tre Pilastri dell’Influenza.



I pilastri “determinano come un brand o una persona possano causare cambiamenti o effetti all’interno della loro rete sociale” (per approfondimenti vi rimando al link del blog http://traackr.com/blog/ ed al commento fatto sul blog Il TagliaErbe il 3 Aprile (http://blog.tagliaerbe.com) .

Vann Adibè apre il suo intervento dicendo che in una start up l’aspetto più importante è il TEAM. “Se non avete un buon team, potete anche avere l’idea migliore, il prodotto e il marketing migliore, ma la vostra start up non decollerà. Viceversa anche con un’idea non originalissima, ma con un ottimo team, le probabilità di successo aumentano molto”.

La maggioranza delle start up di successo è fondata da due persone (anche se solo uno passa alla storia), perché occorrono diverse competenze ed in particolare il “product brain” ed il “business brain”, cioè la persona che crea e la persona che vende.

E’ molto difficile infatti che una singola persona sia in grado di svolgere tutti i ruoli, ed è sicuramente più vantaggioso dividere i ruoli e specializzarsi.

La maggioranza dei team sono composti da persone che già si conoscono: avviare una impresa, dice Vann Adibè, è come sposarsi, perché si trascorre molto tempo insieme, e dunque è essenziale cercare dei buoni partner di lavoro. Per le start up questa esigenza è ancora più importante, e dunque gli startupper devono trovare partner che li completino.

Mi è piaciuto molto il concetto di “find your mirror”, che significa trova il tuo specchio,qualcuno che sia diverso da te. Due founders uguali, con competenze uguali, non portano un beneficio concreto alla start up: diversamente un founder può trovare un comunicatore, un esperto di finanza, un buon venditore. “If you have two founders with the same skills, one in redondant”, dice Vann Adibè.

Quali caratteristiche dovrebbe avere un partner perfetto?


-un atteggiamento mentale giovane, che prescinde dall’età. Avere una mentalità giovane vuol dire imparare facilmente, essere pronti ad imparare sempre cose nuove. Meglio una persona meno esperta di uno che abbia già tutte le competenze;

-la reattività: la persone deve avere la voglia di mettersi in gioco, deve essere curiosa verso il nuovo e le novità;

-l’umiltà: diffidate delle persone che parlano troppo di sé, facendo la classica presentazione “io ho fatto, io ho detto…”. Ciò che conta nel lavorare insieme è il contributo che la singola persona può dare al progetto ed alla società;

-la capacità di trasmettere: occorre cercare persone che sappiano trasmettere le informazioni, che sappiano capire “il potere che c’è oltre il classico curriculum”.

Vann Adibè conclude il suo intervento affermando: “The idea is important, but the team is everything”.

Dopo il suo intervento ci sono state molte domande: in particolare si chiedeva se in Silicon Valley la partecipazione ad una start up fosse più richiesta sotto forma di equity (partecipazione al capitale sociale) piuttosto che di cash (immissione di liquidità). Vann Adibè ha fatto una affermazione molto “disruptive”, che però condivido molto: la vera ricchezza di una società (start up o società affermata) è il capitale, non lo stipendio.

Tuttavia questo è un concetto difficile da far capire in Italia, che ha una “forma mentis” più orientata verso il cash. Per evitare possibili scalate alle società, vengono previste alcune clausole di salvaguardia nei contratti, che tendono a sterilizzare il c.d. “cliff effect”(o effetto scogliera), che produce la caduta verticale del valore di un titolo di una società.

In pratica si evita la possibilità di partecipazione azionaria entro un certo limite: superato questo limite, nuovi soci possono comprare azioni della società.

Nel prossimo post parleremo di una case history di successo e di un venture capitalist, Principia sgr.