I colossi del web attratti da una tassazione meno invasiva si stanno trasferendo in Irlanda


A Dublino, nel pieno della recessione, ci si muove in anticipo per prendere posizione sul prossimo campo di battaglia dell’economia globale, “the war for talent” – come la definisce il Financial Times.

È ormai chiaro a tutti che la crisi del debito sovrano degli Stati occidentali, a differenza di quella transitoria registrata dai BRICs (forse più un riflesso del calo della domanda da Europa e Stati Uniti), è in definitiva una crisi di crescita e di prospettive.

La famosa “credibilità” di cui tutti si riempiono la bocca nei salotti buoni è, in buona sostanza, la crescita attesa in futuro: se “i mercati” (quest’altra entità metafisica che poi non è altro che un gruppo esteso di investitori) fiutano buone prospettive di crescita, effervescenza e idee brillanti, il problema del debito svanisce.

 

La tassazione dell'Irlanda contro il Credit crunch


Come reagisce la verde e piccola Irlanda di fronte a questo scenario apocalittico di crisi globale e credit crunch? Facendo pagare meno tasse a:

  • Lavoratori stranieri che guadagnino più di 75.000€ e che vogliano cercare un impiego nel Paese;

  • PMI che intendano aprire la loro sede sull’isola dei Lepricani;

  • Multinazionali alla sempre più spasmodica ricerca di escamotages per rimpolpare i loro magri turnover da collasso dei consumi.


(Informazioni dettagliate sul sito dell’ Irish Tax and Customs Office)

Che pagare meno tasse sia sempre piaciuto agli irlandesi lo testimoniano loro stessi ogni volta che si tocca l’argomento. Bram Stoker stesso – dublinese e famoso scrittore di Dracula – lavorò all’Ufficio delle Entrate irlandese, e di lui i suoi concittadini dicevano che era passato “da fare il vampiro a scrivere di vampiri”.

Ironia a parte, questa scelta può sembrare un passo contro l’idea di welfare state e di tassazione progressiva (non per niente la legge è stata applaudita dagli ultra-liberali e dagli anti-keynesiani di tutto il mondo), tuttavia, può suggerire una chiave di lettura diversa dall’austerità e – soprattutto – dare la misura dell’importanza che assumerà nei prossimi anni la “guerra per i talenti”.

Per dare l’idea di quanto l’Irlanda stia andando controcorrente basta citare due dati: la crescente pressione fiscale su persone fisiche e società in atto in tutta Europa per tener fede al Patto di Stabilità e al Fiscal Compact e la profonda crisi finanziaria che ha travolto la Bank of Ireland nel 2010 costringendo Unione Europea e FMI a intervenire con aiuti per 67,5 miliardi di euro.

L’aliquota standard per le aziende è uno stellare 12,5% e sono in crescita esponenziale le startup, in particolare quelle più fortemente Internet based, che si trasferiscono qui o scelgono Dublino come luogo di nascita. E se PMI e startups fioccano, le multinazionali, che spostano montagne di capitale, hanno individuato uno schema per pagarne anche meno – vera ingegneria finanziaria.

 

I 4 cavilli legali con cui l'Irlanda aggira la crisi : Double Irish with Dutch Sandwich


Doppio Irlandese con un Sandwich Olandese, il cavillo che sembra piacere molto (soprattutto alle multinazionali made in USA). In cosa consiste? Come si riesce a pagare meno tasse?

1. La multinazionale apre una sussidiaria in Irlanda:


attravero questa, garantisce lo sfruttamento delle sue proprietà intellettuali. Ciò permette alla sussidiaria di fare profitto da quelle attività senza pagare le tasse del paese di origine finché il denaro non vi fa ritorno. In più tutti i ricavi provenienti dall’esterno del paese d’origine vengono reindirizzati sulla sussidiaria che diventa un vero punto di raccolta.

 2.  “Double Irish” perché prevede due aziende irlandesi:


mentre la 1 è residente in un paradiso fiscale tipo Isole Cayman o Bermuda e quindi non paga tasse irlandesi (la legge irlandese, infatti, riconosce la residenza di un’azienda in base a dove è collocato il suo management centrale), la 2, cui viene concesso lo sfruttamento delle proprietà intellettuali dalla 1 in cambio di royalties, è residente in Irlanda. Dato che le royalties sono deducibili dalle imposte, la sussidiaria 2 finisce per pagare solo il famoso 12,5% sui profitti rimanenti.

 3. In caso si dichiari che le due sussidiarie sono entità distinte:


i pagamenti tra loro non contano per il calcolo delle tasse nel paese d’origine.

 4. E infine: il “Dutch Sandwich”:


ovvero una sussidiaria in Olanda su ci vengono dirottati i ricavi della sussidiaria 2 e il capitale necessario per pagare i costi di produzione. Di qui il profitto rimanente viene direttamente trasferito alla sussidiaria 1 alle Cayman.

 

Ecco alcuni dei colossi che si sono trasferiti qui: Apple, Google, Facebook, Microsoft, Yahoo e Oracle.

La tattica è aggressiva e ai margini della deregulation ma i risultati non hanno tardato ad arrivare. Oggi Dublino è in fermento, certo, la crisi morde, ma il baricentro degli affari punta al futuro e traina il resto del paese. Queste decisioni – forse un po’ estreme – faranno riflettere nel Vecchio Continente?

(Foto: economiaefinanza.blogosfere.it