Chiodo fisso: «Il più piccolo degli orti è esso stesso compendio dell’intero Pianeta, una metafora tessuta da fibre vegetali, terra e acqua che ci insegna un modo responsabile di vivere il palcoscenico più grande, quello fatto di fiumi, montagne, mari, pianure. L’orto dona una visione privilegiata a chi lo coltiva. Serenità e una spolverata di saggezza. Così percorriamo le geometrie di ortaggi e ne usciamo pronti per affrontare le noie quotidiane»

Il blog di Pecoranera  si apre con questa frase, emblematica di una scelta sofferta ma irreversibile, perché il giovane Devis Bonanni non ha alcuna intenzione di tornare alla sua vita di informatico con troppe domande e nessuna risposta.



A vent’anni Devis inizia ad avvertire che il lavoro gli sta stretto, e che gli ruba molte ore che invece vorrebbe dedicare a se stesso, alla scoperta della natura.

Dal sentimento, all’ispirazione, fino al progetto di vita, iniziando da un orticello.

Sembra niente, e invece è tutto: per chi non ha mai visto come si coltiva un pomodoro o una patata, ma ha sempre trovato le scatolette pronte e luccicanti al supermercato, provare l’autosufficienza alimentare è un’esperienza estrema.

Il coraggio di rivoluzionare la propria vita


Devis a 23 anni si licenzia, e da tecnico informatico diventa un contadino che vive in una piccola abitazione prefabbricata, riscaldata da una stufa a legna. Comincia il suo cammino, all’inizio da solo, via via con la convinzione sempre maggiore che condividere è essenziale per l’esperienza che sta affrontando.

Non si tratta di ritorno alla natura o imbarbarimento, né di concezioni filosofiche o animiste estreme; Pecoranera ammette di aver fatto una scelta innanzitutto per seguire se stesso, quella che considera la propria vita ideale, a contatto con la natura e scrollandosi di dosso i diktat di una vita capitalistica.

Ma non disdegna il proprio ruolo di esempio per chi ancora non ha avuto il coraggio o la forza di fare altrettanto. Proprio per questo, e per dimostrare che un’altra vita è possibile, ospita a gruppetti tutti coloro che vogliono provare a fare i contadini, in una dependace frugale collegata alla propria cascina.

Ospitalità in cambio di manodopera nei campi, raccolto o semina, a seconda delle stagioni.

Ecco un frammento del blog :

Come Thoreau, nei suoi due anni di vita nei boschi, ho iniziato quest'avventura per verificare se fosse possibile vivere altrimenti. Auto-produrre buona parte del cibo di cui ho bisogno, muovermi con mezzi alternativi all'automobile, riscaldare la casa con la legna e compiere tutte quelle scelte che sono annoverate tra le abitudini del bravo ecologista.



In parte sento di esserci riuscito anche se non mancano incoerenze e piccole storture.

Resta da chiudere il cerchio in fatto di soldi, come guadagnare quei pochi di cui ho inevitabilmente bisogno? Ad oggi sono combattuto tra la possibilità di creare una piccola azienda agricola e l'opzione di trovarmi qualche lavoretto extra. Nel frattempo mi faccio bastare i soldi che mi sono guadagnato nei cinque anni da tecnico informatico.

Vivo in una casa di proprietà dei miei genitori che sta in paese, a portata di piede, mentre la piccola casetta in legno che ho abitato per due anni è ora un pied-a-terre agricolo per me e mensa e dormitorio disposizione degli ospiti.

Un altro punto in sospeso è la possibilità di condividere il progetto con altre persone. Per molto tempo l'ho sentito come il naturale sbocco della mia iniziativa ma quando c'è stata la possibilità di “fare assieme” ho verificato tutti i miei limiti personali, al di la delle buone intenzioni e delle facili dichiarazioni. Perciò al momento sono un lupo solitario con tanti interrogativi su un futuro condiviso.

L'intento rimane comunque quello di collaborare nel lavoro dei campi, di essere un porto sempre aperto a chi ha tempo e voglia di passare da queste parti per creare connessioni anche solo occasionali nei nostri personali percorsi umani.

Abbiamo rivolto a Devis Bonanni qualche domanda e riportiamo fedelmente le risposte:

Innanzitutto, perchè questa scelta?


Posso rispondere con un auto citazione? Pare brutto? Ecco qua: "Proposta, non protesta. E ancor più in là, azione non proposta. Delicata e amorevole risposta all’urgenza del proprio mondo interiore, e risoluta e radicale risposta alla violenta quotidianità del “ma tu, che ci puoi fare?”. Qui e ora. Senza compromessi, senza intermediari. Se volete, anche per soddisfare l’egoistica necessità di vivere un’avventura."

Credi ci sia qualcosa di innovativo nel tuo abbandonare una "retta via" per seguire te stesso?


Più che di innovativo, di intelligente. La mia scelta può sembrare poetica ma è altrettanto ragionata, pesata e affinata nel tempo. E poi chi dice che la mia non sia la retta via!?

Come ti mantieni?


Vendendo le eccedenze della produzione agricola per sostenere le spese correnti e non far diminuire di molto i risparmi che ho messo da parte durante gli anni di lavoro come tecnico informatico.

E’ possibile oggi una scelta tanto coraggiosa?


Forse non tutti trovano desiderabile vivere di poco, coltivando la terra, spaccando la legna e muovendosi in bicicletta. Forse questo tipo di scelte prenderanno piede in diverse sfumature per via della crisi economica, anche curare un piccolo orto e muoversi senza l'auto può essere una risposta alle difficoltà di oggigiorno. Purtroppo gran parte della popolazione è urbanizzata e non ha accesso alle risorse di cui solo cinquant'anni fa era normale disporre e abitando in una metropoli si hanno le mani legate.

 

(Foto ed estratti: http://www.progettopecoranera.it/)