La proposta di legge  sulla sharing economy, firmata dai parlamentari dell'Intergruppo Innovazione,  vuole che le piattaforme diventino sostituti d'imposta per gli utenti operatori ed è il primo tentativo di dare delle regole ad un’economia labile che fino ad oggi non è stata normata. Con un un’aliquota fissa del 10% su tutte le transazioni, l’utente vedrà versate direttamente le tasse su quella piattaforma dalla quale genera un reddito anche se minimo, e che fino ad oggi non sapeva bene come comunicare e notificare allo Stato.

Cosa accadrebbe se la proposta di legge numero 3564, presentata da Veronica Tentori e altri sei deputati del Pd, Antonio Palmieri (Fi), Ivan Catalano, Stefano Quintarelli (Gruppo Misto), Adriana Galgano (Scelta civica) diventasse legge? Si potrebbero finalmente normare le piattaforme digitali con degli strumenti in grado di garantirne la trasparenza, la tutela dei consumatori e soprattutto l’equità fiscale.

Infatti, i micro redditi generati dagli utenti operatori avrebbero un’aliquota fissa del 10 per cento su tutte le transazioni, ma solo fino ai 10mila euro l’anno. Oltre la soglia dei 10mila il reddito verrebbe considerato a livello professionale o imprenditoriale, con le aliquote corrispondenti, per cui la somma andrebbe ad aggiungersi agli altri redditi dell’utente.

Un esempio chiarificatore: Blablacar, piattaforma sharing che prevede per gli utenti  la condivisione delle spese di viaggio, non genera alcun reddito per l’utente, e dunque, come previsto dagli articoli 3 e 4, non sarà sottoposto al regime fiscale proposto. Non sarà insomma trattenuto il 10% sulla benzina pagata da un utente a un altro.

Airbnb e piattaforme analoghe diventeranno invece dei sostituti d’imposta per i redditi generati dagli utenti, trattendendo le tasse (il 10% su tutte le transazioni) e versando direttamente all’erario per gli iscritti.

Come verrà normato il tutto? Muovendosi all’interno di un mercato molto fluido,  la proposta di legge ha auspicato un  Registro elettronico nazionale delle piattaforme di sharing economy, su cui l’Antitrust dovrà “vegliare”, regolando  e vigilando sull’attività delle piattaforme in base alle competenze di ognuna.

Insomma, se la proposta diventasse legge potrebbe fare chiarezza in una situazione ad oggi controversa e nebulosa.