Start up familiari per scongiurare la crescita zero


Si avverte sempre di più la necessità di creare un ambiente favorevole per le start up familiaristimolando lo sviluppo della famiglia e della carriera in rosa.

Sconcertante la posizione degli antropologi sulla famiglia italiana: non solo la nostra società è a crescita zero, ma è a livelli da estinzione nel giro di un secolo. E ancora, il modello del figlio unico (ipotizzando che ogni donna si sposi e partorisca un bambino/a) porterebbe ad una società forzatamente esogamica, in cui gli zii e i cugini sparirebbero completamente.

Addio alle allegre tavolate natalizie, alla folla di bambini sotto l’ombrellone d’estate, addio ai matrimoni principeschi con duecento invitati.

Eppure in Europa, ci sono Stati che sono riusciti ad invertire la tendenza alla crescita zero degli anni Sessanta: primo su tutti l’evoluta Svezia.

Come?


Con una politica di welfare esemplare, congedi parentali ugualitari e un forte sostegno alle famiglie coniugali e conviventi. E poi una serie di start up family friendly, che permettono a chi lavora di usufruire di servizi per la casa e di baby-sitting per i propri figli.

Questi servizi sono presenti anche in altri Stati, come Francia, Danimarca, Germania e Inghilterra.

In Francia i servizi di assistenza individuali ( babysitting) coprono circa il 20% della domanda ed il governo francese li sostiene in maniera consistente.

Il più utilizzato dalle mamme francesi è l’aiuto dell’assistente maternelle, una governante che si prende cura nella propria casa dei bimbi fino ai 3 anni.

Come si diventa assistente maternelle?


Con studi e autorizzazione adeguata; è una professione qualificata con un mercato in crescita, dato l’alto numero di mamme lavoratrici. I genitori ricevono sgravi fiscali e un sussidio per questo servizio da parte dello Stato.

Le crèches familiales rappresentano una soluzione diversa per le famiglie: le assistenti lavorano sotto una puericultrice, un medico e un educatore.

In Gran Bretagna è invece importante il ruolo delle childminders. Anche qui si tratta di lavoratrici autonome che lavorano in casa propria e guardano bambini minori di 5 anni in qualunque momento (giorno, notte, vacanze) e bambini in età scolare in orario extra scolastico, presso le proprie abitazioni.

E’ presente in GB un’associazione nazionale delle assistenti National ChildmindersAssociation (NCMA), che tutela e organizza la categoria professionale, fornisce servizi ( ad esempio tirocini) e cura i contatti con il pubblico.

E in Italia?


Nonostante il calo della natalità, c’è una grande necessità di servizi all’infanzia per la fascia 0-3 anni.

Perché? Per la partecipazione crescente delle donne al mercato del lavoro, dunque meno tempo da dedicare alla cura della famiglia, e la scelta di un modello educativo di un certo livello (come è accaduto per la scuola materna alla quale hanno accesso oggi il 98,5% dei bambini).

Cosa si potrebbe fare?


Innanzitutto c’è un vuoto di servizi a domicilio sia per la cura dei bambini che della casa, in un contesto in cui il welfare per le famiglie è di basso livello.

La prossimità (vicinanza abitativa) con i genitori spesso non basta a coprire il bisogno, e le strutture (asili nido e scuole materne pubbliche e private) sono care e non restano aperte fino a tardi.

Nei paesi scandinavi alcuni asili e strutture per bambini rimangono aperte fino alle undici di sera, con una spesa esigua rispetto al servizio offerto.

In Italia potrebbe nascere un business etico, con aziende che si occupino di gestire asili nido all’interno delle strutture lavorative ( in Svezia sono presenti aree giochi nelle banche) e strutture aperte anche in orario serale. Il tutto dovrebbe essere seguito da professionisti del settore, educatori, insegnanti montessoriani e tradizionali, personale medico.

Con aiuti e finanziamenti statali, per i genitori sarebbe più facile coniugare lavoro e figli, e le donne potrebbero avere maggiori possibilità, in un contesto lavorativo attuale che invece tende a castrarle mettendole di fronte a un aut aut: o la carriera o i figli.

 

(Foto: http://www.australian-children.com/)