Quali errori accomunano i fallimenti delle startup?


L’evoluzione naturale delle startup è il fallimento.

Scriveva così, nell’ottobre 2011, Paul Graham, cofondatore di Y Combinator, incubatore americano venuto alla luce nel 2005. Una visione forse un tantino pessimistica, pur supportata da motivazioni solide e fortunatamente completata dagli elementi in grado di rivoltare tale paradigma e condurre al successo gli aspiranti selfmade-men.

Startup = Competenze + Entusiasmo è un’equazione che trova sempre più piede in questo decennio. Ottima come stimolo positivo e perfetta da postare su Instagram come foto-motivazionale a fianco di non meglio verificate citazioni di Jim Morrison, ma purtroppo inesatta. Fosse così facile, il mondo sarebbe pieno di startup che superano i famigerati due anni di vita iniziali, senza crollare ai primi banchi di prova impegnativi.

Sfortunatamente, infatti, alla precedente equazione mancano diversi addendi, e non è nemmeno detto che una volta collezionati tutti, il successo sia ugualmente garantito.

Il successo


startupSta diventando opinione diffusa che, al giorno d’oggi, con internet e un paio di corsi online di social media marketing comprati a 9€ su un sito di couponing, basti un’intuizione per avere successo immediato. Vero? Non proprio.

Avere un’idea brillante, sempre che lo sia realmente, è di certo un vantaggio competitivo non indifferente. Una buona idea ha più probabilità di successo di una cattiva, anche se fortuna, passaparola e una campagna di marketing ben congeniata possono comunque produrre buoni risultati anche a partire da un’idea non superiore ad altre sulla carta.

L’idea brillante, però, non basta e il percorso verso il successo, o almeno la stabilità, è irto di ostacoli.

Di quanti cadaveri è cosparsa la strada delle startup? A giudicare dalle statistiche, molti.

Fattori di insuccesso


C’è anche chi ha creato un blog apposito: startupover.com, un contenitore di startup “andate a male”, dove gli esempi di chi, per colpa o sfortuna, non ce l’ha fatta si sommano in uno scoraggiante quanto utile elenco. Se infatti la ricetta del successo non esiste, è però possibile tracciare una linea trasversale a tutti questi esempi e provare ad identificare i fattori di insuccesso ricorrenti più comuni, ed evitare di ripeterli.

Di solito le startup falliscono nelle fasi iniziali di vita perché il loro prodotto o servizio non funziona. In sostanza, non vende. Investimenti, piccoli o grandi, bruciati perché l’idea, in fin dei conti, non era poi così originale. Altre cause possono poi essere un regime di tassazione soffocante (specie in Italia), finanziamenti introvabili, costi fuori controllo,...

Tralasciamo dunque la variabile fortuna, in grado di sovvertire senza alcuno schema il destino di una startup e trasformare sicuri fallimenti in aziende di successo, decretando al tempo stesso l’insuccesso di idee potenzialmente geniali, e proviamo a esplorare alcune tra le cause principali di fallimento, spesso poco conosciute.

1)    Business Model...questo sconosciuto


Può sembrare banale, forse addirittura scontato, ma molte iniziative sono fallite perché non avevano chiaro il proprio business model: costi, ricavi, clienti, canali, risorse, piattaforme,...

Cosa vendiamo, come lo vendiamo e a chi lo vendiamo sono domande chiave, da esplodere e analizzare in tutti gli aspetti, pena l’imbocco quasi sicuro della via dell’insuccesso. In generale è di fondamentale importanza stabilire il modello dal quale partire, anche per dimostrare serietà e organizzazione agli occhi di clienti e potenziali investitori.

2)   La passione si spegne presto...


La passione, lo abbiamo detto all’inizio, è il carburante di ogni startup. Non deve essere però effimera e estemporanea. Se infatti di successo si tratterà, non sarà subito e nel primo periodo sarà fondamentale non lasciarsi abbattere e credere in ciò che si sta facendo. Andare avanti, superando gli ostacoli e correggendo qua e là gli errori che ci si accorgerà di aver commesso.

Senza la passione verso la propria creatura sarà inoltre difficile convincere gli altri, clienti, partner o investitori, della bontà del proprio lavoro.

3)    Chi comanda qui?


Organizzazione e chiarezza dei ruoli prima di tutto. Dove mancano questi elementi, è difficile fare strada. Senza ruoli ben definiti, o peggio ancora sovrapposti, è arduo prendere delle decisioni. È bene dunque definire i limiti di azione di ciascun componente del team, in base alle competenze e all’esperienza. Il confronto non deve mai mancare, specie all’inizio, ma è essenziale che definita la strategia da seguire, ognuno agisca nel rispetto dei ruoli assegnati.

4)   Fare il passo più lungo della gamba...


Questo è uno dei principali errore da non commettere. Bisogna essere lucidi e capire la reale portata della propria startup. Diffondere su larga scala il proprio prodotto troppo in anticipo rispetto alle proprie possibilità, rischia di sortire l’effetto contrario a quello sperato. Si rischia di trasmettere un'immagine scadente del proprio lavoro, scoraggiando i clienti presenti e futuri. Meglio procedere per gradi, testando e migliorando il prodotto a partire da piccoli volumi. Da evitare anche l’errore opposto, ossia aspettare troppo per avere il prodotto perfetto, rischiando di "perdere l'attimo".

5)    Non conoscere i propri "polli"


I clienti sono il fulcro di ogni azienda e le startup non fanno eccezione. Non conoscere a fondo i loro gusti e i loro bisogni, significa lanciarsi dritti in un burrone. Tra le cause di fallimento, infatti, la poca attenzione verso i gusti dei consumatori è spesso ai primi posti. Parlando in termini economici non si deve assolutamente ignorare la domanda. Due sono le conseguenze: un errato posizionamento sul mercato o un prodotto che non rispecchia alcun bisogno reale dei consumatori. Nel primo caso, correggere la rotta è possibile, seppur complicato. Nel secondo, è necessario un pesante ripensamento del proprio business.

Volendo sintetizzare si potrebbe dire che superficialità e disorganizzazione, in tutte le loro declinazioni, sono in sostanza gli implacabili serial killer delle startup.

L’elenco sopraesposto non è esaustivo ed esiste di certo un elenco parallelo di aziende che si sono affermate pur incappando in uno o più di questi errori. Non è una buona idea affidarsi a questi esempi prendendoli come modelli di riferimento, ma è invece un buon punto di partenza orientarsi tra questi errori e non “cascarci” a propria volta.

A tal proposito, un buon consiglio prima di avviare la propria startup è proprio quello di investire un po’ di tempo per leggere più casi di insuccesso possibile. Tra quelle righe sarà più facile trovare, se non la ricetta del successo, almeno gli ingredienti giusti per non fallire.