TheBlogTV co-creazione di contenuti


In più occasioni abbiamo parlato di crowdsourcing, che letteralmente deriva da “crowd, gente comune, e outsourcing, esternalizzare una parte delle proprie attività”.

Si tratta di un neologismo che “definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone organizzate in una comunità virtuale. Questo processo avviene attraverso degli strumenti web o comunque dei portali su Internet” (fonte Wikipedia).

Oggi parliamo di crowdsourcing per descrivervi un modello all’avanguardia di co-creazione di contenuti tra azienda e pubblico di utenti: la storia di TheBlogTV, raccontata sul numero di dicembre de L’Impresa.

L’articolo parte dalla premessa secondo la quale “i clienti che vengono agganciati dalle aziende sui social network diventano più fedeli e spendono fino al 40% in più nei prodotti e servizi rispetto agli altri utenti della marca”.

In questo senso il coinvolgimento (engagement) dei clienti e dei consumatori nei social network non è soltanto interazione sulla pagina Facebook, ma anche coinvolgimento attivo nella co-creazione di contenuti.

Viene riportata una bella intervista a Bruno Pellegrini, fondatore di TheBlogTV, che ha un curriculum d’eccellenza ed una lunga esperienza nei social network: il progetto nasce addirittura nel 2004, con il primo esperimento di un’ora di palinsesto con video girati dal pubblico.

Pensate che nel 2005 è nata CurrentTV, la tv di Al Gore: siamo dunque all’inizio della storia e dell’esplosione dei social network e della condivisione di contenuti.

Qual era l’idea?


Come racconta Bruno Pellegrini, l’idea principale consisteva nel creare programmi “partecipativi” con un modello che potesse applicarsi a progetti aziendali, con l’ambizione di “dare vita a palinsesti di crowdsourcing, ovvero con contenuti generati dal basso”.

Oggi parliamo spesso di UGC, User Generated Content: sono questi i contenuti prodotti, generati e condivisi dagli utenti.

Oggi a TheBlogTV lavorano 140 persone, tra Italia, Spagna, Gran Bretagna e Francia: il sistema si basa su una piattaforma “molto facile da customizzare, che permette di integrare varie funzionalità (…) Ci sono moduli che permettono molto rapidamente di creare il tipo di struttura informatica che i clienti vogliono, perché può girare su diversi server”.

Aziende e Social Network


Pellegrini delinea tuttavia un quadro italiano fin troppo prudente in questo settore: “le aziende in Italia hanno paura, paura di andare in Rete, di esporsi, di spendere soldi, di compromettere i valori costruiti intorno al marchio con tanta fatica, di essere bersaglio di critiche dei clienti”.

Poi, racconta Pellegrini, le aziende che “si buttano” in quest’avventura capiscono che “la conversazione ed il contributo del pubblico dell’azienda sono importanti, cambiano la cultura, portano apertura, generano una differente percezione dell’azienda, modificano l’organizzazione”.

Il punto, dunque, non è entrare su Facebook, ma capire cosa fare sui social media, che non sono solo Facebook: in questo senso TheBlogTv ha accumulato una serie importante di esperienze (o referenze), dal club premium della Juventus a Mamme-nella-Rete, da Vodafone Lab a piattaforme di contest, fino a UserFarm, una vera e propria piattaforma crowdsourcing per i video, unica in Europa.


Il progetto Userfarm


UserFarm coinvolge 25mila produttori di video su richiesta, e dunque si basa su un enorme numero di videomaker, “persone con talenti molto diversi, che possono realizzare qualsiasi video che venga richiesto da una azienda, dai documentari real life alla pubblicità, alle gag di intrattenimento”.

Dal momento della richiesta di un’azienda, i video arrivano in tempi molto rapidi, con un feedback da parte del cliente e della stessa comunità, con la possibilità di approfondire, ritagliare, migliorare INSIEME.

Fino ad arrivare ad una selezione finale da parte del cliente stesso, con un premio (reward) rappresentato da una somma in denaro che può essere anche un contributo ai membri del team.

Questo modello apre nuove frontiere per aziende e start up, perché i vantaggi nell’utilizzo del crowdsourcing sono molteplici. Il target di clientela interessata è molto ampio, dalle società agli enti pubblici, dai partiti politici alle associazioni onlus.

Per chi volesse approfondire il tema del crowdsourcing, un consiglio letterario: il libro “Wikinomics” ed il libro “Macrowikinomics” scritti dal guru Don Tapscott con Antony Williams: perché collaborare è ormai un must.