I Simpson e la bolla di Internet


Nel diciottesimo episodio della tredicesima stagione dei Simpson (uscita ad Aprile del 2002) Bart finisce a lavorare per una giovane media company dal nome piuttosto didascalico: "BetterThanTV.com." Angry Dad, la striscia di fumetti in cui Bart ridicolizza gli accessi d'ira di Homer, viene acquisita e trasformata in un cartone animato distribuito esclusivamente su Internet. Il cartone catalizza un numero incredibile di visualizzazioni e BetterThenTV.com diventa il sito più visitato al mondo. Bart viene pagato con 52 milioni azioni dell'azienda. L'azienda finisce per dichiarare bancarotta lasciando Bart e la famiglia Simpson nella stessa situazione in cui era iniziata la puntata.

La storia, figlia degli anni della dot-com bubble, è anche il racconto di un equivoco frequente: quello per cui la valutazione di un'impresa innovativa può fondarsi unicamente sulle sue prospettive di crescita.

Gli unicorni e il venture capital


L'unicorno è un animale mitologico raffigurato nell'iconografia classica come un cavallo bianco con un lungo corno sulla fronte. Simbolo di purezza e grazia, nel Medioevo e poi nel Rinascimento, era utilizzato come allegoria dell'inafferrabilità della giovinezza e della fragilità dell'innocenza (solo una vergine, si diceva, può catturare un unicorno).

Nel gergo del venture capital un unicorno è invece una startup (con un core business generalmente tecnologico o digitale) la cui valutazione, in qualche round di investimento, supera la soglia (arbitraria) di $1 miliardo. Catturare un unicorno è praticamente impossibile. Eppure, secondo un report pubblicato a gennaio 2016 da Venture Beat (redatto in collaborazione con Spoke), attualmente ci sono 229 startup che si qualificano come unicorni, con una valutazione aggregata che supera i $1.300 miliardi. Non esattamente una rarità.

Si tratta di un dato ancora più interessante se si considera che il 75% delle imprese censite come unicorni è stato fondato negli ultimi 10 anni (il criterio di selezione adoperato è fortemente inclusivo: qualunque azienda fondata da meno di 25 anni abbia raggiunto la soglia è considerata un unicorno). Di più, il passato più prossimo ha visto un exploit sospetto, con 81 new entries nell'elenco solo nel 2015.

La spiegazione di questo recente proliferare di casi 'unici' consta di almeno tre ragioni

  • Tassi di interesse bassi;

  • Abbondanza di capitali istituzionali;

  • Accordi di exit estremamente investor-friendly.


Forse, preso atto di questi dati, è utile capire che senso abbiano le valutazioni esorbitanti di queste startup e quanto sia utile usarle come metro per valutare un investimento.

Come si misura un unicorno: la Legge Fondamentale della Crescita


Abhas Gupta, venture capitalist presso Wildcat Venture Partners e Mohr Davidow Ventures di recente ha scritto sulla sua pagina Medium proprio di questo argomento, mettendo un po' di ordine e dando alcuni riferimenti precisi per orientarsi in un panorama apparentemente indistinto di startup di successo. Quando le valutazioni dei precedenti round di finanziamento non sono un parametro utile, si può fare ricorso a una semplice disequazione che Gupta chiama Legge Fondamentale della Crescita.

LFdC

Il "Lifetime Value" (LTV) di un cliente è dato dalla durata media della relazione del cliente con l'azienda (poniamo che chi si iscrive a Netflix rimanga abbonato mediamente 6 mesi), moltiplicato per il ricavo medio imputabile a quel cliente (diciamo un abbonamento da €9,99/mese), moltiplicato a sua volta per il margine commerciale dell'azienda (per Netflix diciamo intorno al 30%). Questo valore va rapportato al costo di acquisizione del cliente (CAC), cioè la spesa media dell'azienda per cliente acquisito.

Se questo rapporto è inferiore a 3 (una specie di numero magico, ma empiricamente sensato) qualcosa nella formula dell'azienda non funziona e non importa la valutazione o la copertura mediatica, imbarcarsi in un investimento è rischioso.

Gupta stesso ammette che non si può ridurre la valutazione di una startup al solo rapporto tra "Lifetime Value" di un cliente e suo costo di acquisizione. Di sicuro però, un'impresa per cui quel rapporto è inferiore a 3 difficilmente diventerà un'azienda solida e in grado di durare nel tempo.

Questo non significa che tra gli unicorni della lista di Fortune ci siano per forza imprese destinate al fallimento malgrado valutazioni miliardarie. Cisco e Amazon sono sopravvissute malgrado la dot-com bubble diventando due tra le aziende più solide al mondo!