Dopo l’intervista a Diana Saraceni, facciamo alcuni approfondimenti sul mondo del venture capital.


Partiamo come sempre dalla definizione: una delle definizioni più diffuse identifica tale forma di finanziamento come “ il capitale di rischio fornito da investitori professionali a supporto di imprese di recente formazione, nelle fasi iniziali del proprio sviluppo, che esprimono elevate potenzialità di reddito ma elevato fabbisogno finanziario”.

Società Early Stage


La dottoressa Saraceni parlava di società “early stage”, alle quali possiamo aggiungere le operazioni di seedfinancing o start up financing.

Vediamo di cosa si tratta: per “early stage” si intende la prima fase di vita di una azienda, che include il “seed”, letteralmente il seme (di una idea, di un progetto), la fase start up, con la creazione di un prototipo e la sua sperimentazione, ed il lancio del prodotto/servizio.

Per essere ancora più chiari, possiamo rappresentare gli stadi degli investimenti in venture in relazione alle varie fasi della nascita di una azienda in uno schema, rielaborato su un documento di Innogest sgr:


Venture capital o Private Equity


Molto spesso il venture capital viene utilizzato come sinonimo di private equity: in realtà il venture è complementare rispetto al private equity, poiché il primo è focalizzato sulle operazioni di sviluppo di imprese nuove o di recente costituzione, mentre il private equity opera prevalentemente su aziende consolidate, in fase di maturità, per esempio nella fase di quotazione in borsa, oppure nei passaggi generazionali.

Il venture dunque si occupa di aziende “early stage”, mentre il private di aziende “late stage”, secondo lo schema riportato.

Il venture include di solito una partecipazione al capitale di rischio della società: la dismissione o cessione della partecipazione viene prevista tipicamente in un orizzonte temporale di quattro-sei anni.

A volte si prevede anche una partecipazione attiva al business, intesa come consulenza strategica sulle scelte della start up.

L’aspetto più importante per le società di venture rimane comunque il valore dell’impresa ed il ritorno finanziario dell’investimento, come sottolineato anche dalla dott. Saraceni, poiché le società di venture reperiscono i capitali presso investitori privati, che si attendono un beneficio finanziario.

Quando la società di venture interviene, lo fa dunque nella fase di seed/start up/roll out: tenete presente che in questo caso il fatturato dell’azienda è trascurabile, se non pari a zero, e che è presente un elevato fabbisogno di cassa per investimenti ( a breve e medio termine).

In questa delicata fase i venture capitalist sono davvero elementi integranti di una struttura sociale, portano innovazione poiché fungono da catalizzatori per lo sviluppo tecnologico e dell’imprenditorialità.

I venture finanziano soprattutto IDEE e realtà aziendali in fase embrionale e sperimentale, e non realtà consolidate dotate di bilanci depositati.

I venture dunque assumono rischi che spesso altri operatori finanziari tradizionali non sono disposti a correre: il team di venture deve essere altamente professionale nella valutazione della idea e nella ponderazione dei rischi.

Il network di interlocutori messo a disposizione dai bravi venture capital è essenziale, perché si offre agli startupper una forte esperienza nelle strategie da adottare per far crescere le nuove imprese.

Capitale Paziente


Mi è piaciuta molto la definizione che ho letto di “capitale paziente”: poiché i venture supportano iniziative di business innovative, il ritorno finanziario agli investitori avviene nel medio lungo periodo, e non certo nel breve. La dott. Saraceni ha infatti detto che i settori nei quali si concentrano i venture sono particolarmente innovativi: il mondo delle start up web, che ha esigenze finanziarie particolari, tutto il mondo cleantech, (energie rinnovabili e start up green), ed il settore medical (apparecchi biomedicali).

Per accedere ai capitali dei venture capitalist la selezione è ovviamente severa ed accurata.

In media i venture di una certa dimensione esaminano ed analizzano 500 business plan ogni anno: dopo uno screening iniziale, c’è una fase di valutazione e selezione, poi una valutazione di fattibilità (fase di due diligence) e poi l’investimento vero e proprio; alla fine di questo processo vengono finanziate solo 4/5 aziende ogni anno.

Queste quattro o cinque aziende sono quelle definite “le più promettenti” del settore.

Cosa analizzano i venture capitalist nelle fasi di screening, selezione e valutazione?


-le caratteristiche del team di management

-prodotto e mercato di destinazione

-tecnologia e vantaggio competitivo dell’idea

-potenzialità di uscita e ritorni finanziari attesi.

Nel prossimo post esamineremo in dettaglio questi quattro requisiti.

 

(Foto:http://www.greekshares.com)