Le 3 piattaforme di crowdfunding: reward, lending ed equity


In Italia per lo sviluppo delle startup esistono principalmente due fasi di finanziamento che caratterizzano l’early stage: il seed financing in cui si vanno a finanziare quelle spese necessarie a preparare il prodotto e provarlo sul mercato, e l’early stage financing in cui si finanzia la crescita dell’impresa sul mercato.

Le due fasi si diversificano sia per l’ammontare degli importi medi finanziati (più alti nell’early stage financing) sia per i soggetti finanziatori: se infatti durante il seed financing le principali modalità di finanziamento sono l’autofinanziamento (58%) seguito da business angels (8%), banche e fondazioni (6%),  grants e finanziamenti pubblici (7%) Venture Capital e agli incubatori (1,2%) , nella seconda fase sono i Venture Capital e i Business Angels le principali fonti di finanziamento, seguite da uno strumento in crescita, il crowdfunding.

Le piattaforme di crowdfunding


Le piattaforme di crowdfunding, che nascono sul web come strumenti per reperire capitali on line attraverso l’incontro tra le richieste economiche delle startup e le offerte di capitali di potenziali piccoli investitori, sono principalmente di tre tipi:

  • Le piattaforme reward/donation based in cui le startup chiedono fondi per finanziare un progetto riconoscendo un premio di valore che cresce in base al contributo versato (nel caso delle donation non esiste ricompensa in quanto è una donazione);

  • piattaforme social lending  in cui il finanziatore presta il denaro al progetto che vuole sostenere e in cambio viene rimborsato sulla base di un tasso di interesse determinato al momento dell’investimento (evitando quindi gli intermediari del credito)

  • piattaforme equity based in cui il finanziatore diventa un’azionista della società in quanto acquisisce un pacchetto azionario della società che finanzia.


crowdfunding-In Italia, tra le piattaforme attive e in fase di lancio, il 71% appartiene alla categoria reward/donation, il 22% all’equity e il restante 7% al lending. (fonte il mondo nr 5 del 14/02/2014).

Tra le attive più conosciute c’è ad esempio Eppela, piattaforma reward based nata nel 2011 e impegnata nella raccolta di fondi da destinare a progetti innovativi in diversi ambiti. L’ultimo progetto finanziato è “La Russia di Sochi 2014” che fa scoprire, tramite un e-book interattivo, la situazione geo-politica (e non solo) del continente russo impegnato in queste settimane nello svolgimento delle olimpiadi invernali.

Tra le piattaforme social lending c’è Smartika, comunità che permette l’interazione diretta tra prestatori di denaro e richiedenti, incrociando le loro richieste e permettendo ai richiedenti (che possiederanno un rating stabilito da Smartika) di accedere al credito a tassi interessanti.

Infine, tra le piattaforme equity based troviamo Starteed, fondata nel 2011 con l’obiettivo di integrare alla campagna di crowdfunding con la fase di sviluppo del prodotto, dando la possibilità di vendere il prodotto sulla piattaforma stessa. Uno dei progetti più interessanti riguarda una startup già premiata alla Start Cup Lombardia del 2013, Cucibottone ®, che sviluppa un prodotto che consente di applicare bottoni in maniera rapida, senza usare ago e filo, tecnologia per la quale ha avanzato domanda di brevetto.

L'Italia e la normativa sul crowdfunding


L’importanza che il crowdfunding ricopre nel nostro Paese lo si evince dal fatto che l’Italia sia stata la prima nazione al mondo a varare un’apposita normativa di regolamento col decreto sviluppo a dicembre 2012. Questo decreto è stato necessario per normare un nuovo strumento innovativo che sarà fondamentale nei prossimi anni per aumentare la platea dei potenziali finanziatori di startup e in questo decreto viene anche inserita la possibilità per le persone fisiche e giuridiche di usufruire di alcune detrazioni sulla somma investita in startup a condizione che l’investimento venga mantenuto in portafoglio per almeno due anni, elemento molto interessante soprattutto nel nostro Paese in cui ci sono pochi operatori economici che investono nello sviluppo di queste nuove imprese.

Lo dimostra lo studio di tre giovani imprenditori stranieri chiamato “Start up Genome”, progetto che prende in considerazione diverse variabili che possono contribuire alla scelta dell’ambiente più idoneo a far crescere una startup. L’Italia non presenta purtroppo nessuna città tra le prime venti: questo dato deve essere di sprono per tutti gli attori in gioco poiché far crescere e far sviluppare le startup dentro i nostri confini è fondamentale per aumentare competitività e livello di innovazione e restare al passo coi principali competitors mondiali.

 

(Fonte dati: start up in italy, facts and trends 2012)