D-orbitLuca Rossettini e Renato Panesi sono due giovani menti italiane, entrambi ingegneri aerospaziali.Si sono conosciuti grazie ad una borsa di studio Fulbright BEST, nella patria dell’ I.t., la Silicon Valley, e da allora il fervore dell’invenzione e dell’innovazione non si è più separato da loro e dal loro team : Thomas Panozzo, program director di azienda leader nel settore dei lanci commerciali di satelliti, e Giuseppe Tussiwand, progettista di sistemi di propulsione a razzo.

La loro creatura, la loro azienda, la d-Orbit, sviluppa particolari dispositivi di de-orbiting per satelliti spaziali artificiali che, installati direttamente a bordo di quest’ultimi prima del lancio, sono in grado – caso mai fosse necessario – di riportarli all’interno dell’atmosfera distruggendoli.

Perché dovrebbe esser necessario riportare all'interno dell'atmosfera i satelliti spaziali artificiali e distruggerli?


Perché possono arrivare al termine dell’operatività per cui erano stati progettati, e questo per due motivi:  in quanto obsoleti oppure per problemi tecnici non risolvibili.

D-Orbit in sostanza è una valida, concreta ed ingegnosa risposta al problema, ormai sempre più gravoso, dei cosiddetti “rottami spaziali”; cumuli di detriti in costante e continuo aumento che ruotano in orbite attorno al nostro pianeta. Pericolosi e inquinanti.

Questa neo nata startup si addentra in una realtà che sembra essere un’immensa discarica hi tech ed il nostro pianeta è il centro attorno cui ruotano 6 mila satelliti, e solo 800 sono funzionanti.

Non dimentichiamoci del rientro recente e potenzialmente pericoloso del satellite nasa Uars nella notte tra venerdì 23 e sabato 24 settembre 2011, o del Rosat, che se fosse rientrato nell’atmosfera una manciata di minuti più tardi si sarebbe schiantato direttamente su Pechino.

Una vera e propria pioggia di rottami! E più i satelliti aumentano più aumentano anche le probabilità che si scontrino tra loro, provocando piogge inaspettate e totalmente fuori controllo. Il dispositivo si attiva dalla Terra: se il satellite viaggia vicino al pianeta, cessata la sua attività lo si spinge verso la superficie dell’atmosfera, cosi che possa precipitare in massima sicurezza dove decidiamo noi.

Quelli più lontani, invece, vengono spinti verso un’orbita cimitero. Il primo modello, assemblato nel laboratorio di Sesto Fiorentino, sarà pronto a febbraio e verrà testato in un laboratorio in Germania.

L’innovativa proposta di d-Orbit è quella di promuovere uno “Spazio” sostenibile, perché l’ecosistema spazio possa essere paragonato a quello acquatico e terrestre; già molti i riconoscimenti istituzionali e privati al progetto made in Italy (ad es. è finalista al mind the bridge 2011/2012).

Finalmente, fortunatamente, l’ingente mole di denaro che serve a finanziare un tale innovativo progetto è stato raccolto sul mercato finanziario italiano, cosi come dovrebbe essere : progetto italiano, fondi italiani; un’equazione che poche volte trova la sua naturale risoluzione.

 

(Foto:http://economia.panorama.it)