Rapporto donne e start up


Cos’è un follow-up se parliamo di informazione? Nel campo della formazione, il follow-up è una giornata di approfondimento, di discussione e confronto su temi trattati in un precedente incontro.

A volte, per comprendere alcuni concetti, occorre del tempo per farli “sedimentare”: ecco perché il follow-up funziona molto bene, perché consente di riprendere, a distanza di un periodo di tempo non troppo lungo, le nozioni apprese.

E’ la prima volta che sperimentiamo il follow-up in questo blog, a proposito del post sul rapporto tra donne e start up: non solo perché l’argomento è di stretta attualità, ma anche perché nel caso specifico il post di Riccardo Luna, che aveva rappresentato lo spunto di riflessione degli argomenti, è stato molto seguito sul web, tanto da generare una interessante discussione, della quale ho seguito i “thread”.

Cosa sono i thread?


I thread sono letteralmente le trame, i fili di una discussione online, che si sviluppa attraverso i commenti ed i post degli utenti: “solitamente un primo utente stabilisce il topic, ossia l'oggetto del proprio contributo e l'interazione che ne segue assume la forma di un copione, di uno scambio tra più soggetti” (fonte Wikipedia).

Il topic lanciato da Riccardo Luna, dunque, è rimbalzato sul web ed ha suscitato molto interesse: cerchiamo qui di riassumere alcune delle considerazioni espresse dagli startupper (donne ed uomini) che sono intervenuti sull’argomento:

1) Il desiderio degli startupper di raccontarsi: molte donne hanno risposto raccontando la loro esperienza, i loro successi e fallimenti, le loro difficoltà. Raccontarsi è un modo per fare network, per aiutarsi, per creare condivisione intorno ad alcuni temi.

Riccardo Luna dice: “se è vero che alcune ce la fanno, è vero che tante si fermano prima, anche quando hanno una buona idea, un po’ perché capita a tutti di fallire, ma molto, forse, perchè siamo ancora in una società essenzialmente maschilista e questo non è un danno per le donne, ma per tutti noi, visto che sprechiamo metà del nostro capitale umano”;

2) La paura di fallire: molte donne si fermano perché non trovano modelli cui ispirarsi, o perché non hanno avuto la possibilità di ascoltare come e perché alcune ce l’hanno fatta;

3) I Role Models: molti parlano della importanza di avere un Role Model, un modello di ruolo, rappresentato da donne che fanno start up: ascoltare le loro storie è utile per comprendere anche i famosi limiti caratteriali dei quali abbiamo parlato nel post precedente.

Prendiamo ad esempio l’aggressività: spesso viene scambiata per determinazione, e questo è un motivo per cui si è creato il falso mito delle donne startupper meno ambiziose, o al contrario delle donne che imitano modelli maschili di forza ed aggressività;

4) La differenza nei settori: molti affermano che le donne siano più adatte ad avviare imprese dedicate ai servizi alla persona (care, health), piuttosto che in settori hi-tech. Questa è tuttavia una forte generalizzazione e semplificazione, come vedremo anche più avanti;

5) Il concetto di empowerment: molte donne sentono l’esigenza di apprendere alcune tecniche di comportamento legate allo sviluppo personale, ed al potenziamento delle proprie capacità. In questo senso vengono in aiuto i corsi di empowerment al femminile, di coaching personale e di gruppo;

6) L’incoraggiamento e la mentorship: essenziale per il successo di una startup femminile (ma io penso che valga per tutte le startup) è l’incoraggiamento offerto da persone del mestiere, di cui si riconosce la competenza: una startupper affermava che “oltre alla passione personale, siamo state incoraggiate da persone competenti di cui ci fidavamo. (…)

Penso che a volte basti una piccola conferma, e per questo le iniziative di coaching o gli incubatori sono piuttosto utili in una società in cui ci sono poche donne che fanno impresa perchè si continua a dire che ci sono poche donne che “possono” fare impresa”.

Ho riportato il commento per esteso perché sintetizza molto bene il circolo vizioso nel quale si rischia di cadere quando si generalizza il fallimento o la scarsa propensione delle donne a fare start up.

7) L’incentivo degli enti locali: molte startupper segnalano che nelle Regioni o nelle Province che incentivano l’imprenditoria femminile a vari livelli, il numero di startupper donne è molto alto. In alcuni casi (per esempio la Provincia di Terni) la città ha risposto alla crisi dell’industria pesante facilitando la riconversione dei siti industriali in centri culturali, musei, luoghi di aggregazione sociale;

8 ) L’importanza degli incubatori, pubblici e privati, da The Hub Milano a Mind The Bridge, ad altre iniziative in settori specifici (hi-ech in prima linea): gli incubatori formali ed informali sono un mezzo eccellente per aiutare gli startupper a trovarsi, ad incontrarsi, a condividere esperienze e difficoltà.

Come vedete sono molti gli spunti su cui possiamo continuare a riflettere. Dai post che ho seguito in Rete, comunque, ho letto molta energia, entusiasmo e tenacia, che sono fattori essenziali per la riuscita di una startup e per la concretizzazione di una idea. E sono caratteristiche comuni sia alle donne che agli uomini.

Perciò, cari startupper, vi dico ancora più fortemente: credete nella vostra idea, coltivatela, datele spazio e tempo, e date il massimo per realizzarla!