Proseguiamo con l’analisi degli impatti generati dalla scelta di fornire contenuti e piattaforme online riferiti alla c.d. Free Education: i nostri riferimenti sono sempre alcuni articoli apparsi sulla rivista Forbes (www.forbes.com) .

James Marshall Crotty, in un articolo pubblicato il giorno 01 Gennaio, che riprende quello apparso in data 21 Dicembre, afferma che il modello della Free Education online non è applicabile a tutte le realtà: “così come si continua a comprare l’edizione cartacea di un quotidiano, oppure si paga per accedere a contenuti esclusivi su alcuni siti,anche l’educazione tradizionale non sta scomparendo.

In realtà, come dimostra l’esperienza di Khan Academy, addirittura la formazione tradizionale potrebbe uscirne rafforzata, poiché gli insegnanti potrebbero essere liberati di una parte del tempo per seguire alcuni studenti più assiduamente, fornendo un tempo di qualità, in relazione al diverso ritmo di apprendimento degli allievi”.

Alcune scuole americane infatti stanno applicando i contenuti della Khan Academy rovesciando il modello di insegnamento: i contenuti online rappresentano la lezione “tradizionale” che si spiegava in classe, mentre in aula fisica si fanno esercizi ed esercitazioni, che prima erano riservati ai compiti a casa. In questo modo la verifica dell’apprendimento avviene in classe, e secondo una modalità molto diversa rispetto a quanto abbiamo sempre sperimentato.

Free educationIl bisogno di genitori e studenti di mantenere un contatto fisico con l’insegnante continuerà ad esistere, e per questo l’insegnamento tradizionale continua ad essere centrale: pensate però a bisogni formativi diversi, riferiti per esempio a studenti disabili, che non possono muoversi da casa, o anche a persone che per motivi economici o organizzativi non possono raggiungere le aule o sostenere i costi di ammissione ad una istruzione secondaria o universitaria, che in America rimane molto cara.

Pensate anche a coloro che, già in possesso di un Degree (titolo universitario), vogliano aggiungere al proprio curriculum studiorum un certificato di completamento di un corso al MIT: si tratta di studi post universitari molto avanzati, a volte non disponibili in alcuni paesi, che possono rappresentare un vero “God send”, un “dono dal cielo”, per alcuni studenti particolarmente determinati e desiderosi di imparare.

Probabilmente all’inizio il certificato rilasciato dal MIT sarà poco riconosciuto, ma con il tempo, come è accaduto nel caso del Certified Business Laureate, anche altri metodi alternativi di certificazione del raggiungimento di risultati potranno essere accolti e riconosciuti.

Crotty conclude affermando che: “M.I.T. has not only given the world a substantial gift. They have launched a revolution in education, whose implications we are only beginning to apprehend”.

L’articolo di Crotty ha generato un ampio dibattito sul sito di Forbes: tra i vari interventi, vi segnalo l’articolo apparso il 03 Gennaio, scritto da Antony WingKosner, nel quale l’autore si chiede se un apprendimento di questo genere possa essere considerato sufficiente o soddisfacente.

Kosner si pone alcune domande interessanti:


1) Il fatto stesso di rendere disponibili gratuitamente alcuni corsi online non dà la certezza che questi corsi vengano seguiti e soprattutto non dà la sicurezza che tali corsi vengano effettivamente completati, per quanto validi possano essere. E’ vero che MITx offre il forte incentivo del conseguimento di un certificato, al completamento del percorso: è tuttavia lecito chiedersi quanti effettivamente completeranno tale percorso formativo;

2) La seconda domanda riguarda l’effettiva utilità pratica dei corsi. Questoargomentoriguarda in generaletutti i sistemi di istruzionesuperioregratuiti: Kosnersichiede se “the content design, the entire, immersive content experience, the digital learning environment can be made habit forming enough for a significant number of people to really use it to transform their lives and careers”.In sostanza, se la fruizione di questi contenuti online si traduca effettivamente in una maggiore possibilità di trovare lavoro, o di avanzamento nella carriera.

Alcune risposte a questi quesiti si trovano anche nello stesso articolo di Kosner, quando parla in modo più specifico delle tecniche di apprendimento: alcuni sviluppatori (learning developers), per facilitare il processo di apprendimento, utilizzano “spazi abituali” creati dal cervello, nei quali gli allievi possano ritrovarsi più facilmente: è il caso dell’apprendimento in luoghi virtuali simili ai social network, oppure ai c.d. Serious Games, che sfruttano il principio del gaming o gamification per trasferire concetti ed informazioni.

Del gaming abbiamo parlato anche in un precedente post: vi segnalo ora anche la Serious Game Initiative (www.seriousgames.org) , e gli educational games della Digital Mill (www.dmill.com ) di Benjamin Sawyer.

Un’altra importante innovazione del progetto MITx è rappresentata dalla tecnologia Open Source: gli sviluppatori del MIT stanno lavorando sulla loro piattaforma Open Course Ware (OCW), rendendola disponibile per altre istituzioni con scopi educativi e formativi: questa apertura potrebbe comportare una “esplosione creativa” di piattaforme formative alternative, basate sulla tecnologia OCW del MIT.

Ciò comporterebbe un allargamento della base di utenti in grado di utilizzare questi strumenti, ed una maggiore facilità nel raggiungere un più ampio numero di allievi.

Per concludere, cari startupper, il settore “education”, con le potenzialità offerte dalla Free Education, dall’Open Knowledge, dalle tecnologie Open Source, possono rappresentare un ottimo spunto di riflessione per le vostre idee.

Al prossimo viaggio!

 

(Foto di QuiDam EsPELeTia)