Parliamo ancora di Internet of Things


I sostenitori dell’Internet of Things immaginano un mondo nel quale milioni di oggetti di vario genere siano collegati tra loro tramite Internet, in modo che possano comunicare e collaborare.

Si tratta di un argomento che ha suscitato molto interesse sui social media quando abbiamo raccontato della “rivoluzione dei makers”.

Oggetti connessi, interconnessi


Enormi potenzialità si aprono per le nuove tecnologie degli oggetti. E l’Italia non resta a guardare.

Parliamo innanzitutto di elettrodomestici intelligenti: la multinazionale Whirlpool ha aperto a Varese una società di ricerca e sviluppo, in collaborazione con il PoliMi (Politecnico di Milano) per progettare gli elettrodomestici del futuro.

Innovazione di prodotto e di servizio, come testimonia l’articolo apparso su ItaliaOggi con l’intervista al vicepresidente della società di R&S di Whirlpool.

Il progetto fa parte di un obiettivo più ampio, che è rappresentato dalla costruzione di un polo scientifico e tecnologico nel campo dell’alimentare: già 30 aziende del settore food hanno aderito all’iniziativa, e si prevede una ricaduta occupazionale molto significativa (+30% di ingegneri nelle varie aziende, ed un incremento dell’indotto).

Pronti a progettare lavatrici intelligenti, piani cottura che dialogano con i frigoriferi per la conservazione e cottura degli alimenti? Bene, allora questa potrebbe essere la vostra nuova sfida!

Oltre a Whirlpool, ci sono altre società che credono nella “connessione”: 7u770 1l m0nd0 3’ c0nn3550 (tutto il mondo è connesso) è il sottotitolo della serie tv Touch, in onda sui canali Sky.

Una originale campagna pubblicitaria, promossa da Unilever, sponsorizza a livello globale la serie tv con questo slogan. Ho visto i manifesti in giro per Milano, e vi assicuro che attirano l’attenzione.

Infine, vi racconto di un articolo apparso sulla rivista inglese di Accenture, scritto da Kishore Swaminathan, proprio sull’ Internet of Things: moltissime università americane, asiatiche ed europee stanno finanziando programmi di studio, ricerca e sviluppo nel campo dell’ IoT.

L’Unione Europea ha proprio un programma che si chiama “Internet of Things Initiative”, sostenuto da notevoli finanziamenti.

Proprio come la diffusione delle reti sociali tra le persone, il mondo si sta riempiendo di oggetti, di sensori intelligenti; l’utilizzo di queste tecnologie non è di per sé una novità, sottolinea l’autore.

La vera novità, che sta esplodendo ora, è rappresentata dal fatto che c’è maggiore consapevolezza delle potenzialità derivanti dalla connessione degli oggetti. Per un reale sviluppo dell’Iot è però importante sfatare alcuni miti :

1) IoT NON è una tecnologia


Sotto questa denominazione si iscrivono molti dispositivi, profondamente diversi tra loro, molte applicazioni. “In altre parole, Internet of Things è un concetto, non una singola tecnologia che possiamo acquistare su uno scaffale”.

 2) IoT NON è la nuova era di Internet


Non pensiamo ai film di fantascienza, nei quali gli oggetti si dotano ad un certo punto di una “coscienza autonoma”. Si tratta più semplicemente di oggetti in grado di compiere delle azioni fisiche, come aprire una porta, girare un oggetto su un nastro trasportatore, aprire e chiudere valvole in una turbina idroelettrica in risposta ad un comando che viene inviato attraverso la Rete.

La rete è un mezzo di controllo da remoto di questi oggetti, come già avviene nel campo della domotica con le centraline elettroniche che comandano molti oggetti in casa (luci, tapparelle etc).

3) IotNON viola le regole in materia di privacy, segretezza e protezione dei dati e delle persone


I critici identificano in questo aspetto un fattore critico dell’IoT, poiché i sensori possono tracciare i movimenti delle persone ed i loro comportamenti. In realtà, è una questione di abitudine e di modelli di business, sostiene l’autore dell’articolo.

Oggi molte compagine assicurative offrono la cosiddetta “scatola nera” da installare nell’auto, per monitorare comportamenti alla guida potenzialmente dannosi o pericolosi.

In cambio dell’accettazione ad installare in auto questo dispositivo, le compagine offrono forti sconti sui premi. Molti automobilisti hanno accettato ed accettano questo “scambio”, perché è stato creato un nuovo modello di business, un nuovo dialogo tra oggetti e persone.

4) IoT NON necessita di particolari device (dispositivi) che abbiano degli standard particolari per la comunicazione


Il problema si porrebbe perché ci sono molte aziende che utilizzano reti proprietarie.

In realtà, sottolinea l’autore, “oggi molte aziende stanno ottenendo significativi benefici dalla comunicazione device-to-device, che vanno dal monitoraggio delle risorse alla ottimizzazione della supply-chain, fino ad applicazioni uniche e specifiche come la “customized pricing”, la tariffazione personalizzata, per esempio nel campo dei servizi”.

Per concludere, dunque, le potenzialità dell’IoT sono molteplici, e vi invito ad esplorarle, soprattutto nelle applicazioni open source, che si stanno sempre più diffondendo, come ho letto su Repubblica in recenti articoli.

 

(Foto: Casaleggio Associati)