Le diverse tipologie di finanziamento per le imprese


L’attività d’impresa, per poter sussistere, ha bisogno di essere finanziata attraverso mezzi propri, ovvero il capitale investito dai soci, o mezzi di terzi, ovvero finanziamenti ottenuti dalle banche o da istituzioni pubbliche o da privati, attraverso il leasing.

Ma quali sono le caratteristiche essenziali affinché la struttura finanziaria possa essere considerata solida e quindi possa sopportare le difficoltà a cui un impresa può andare incontro?

Le caratteristiche fondamentali sono:


1)      Omogeneità, ovvero i capitali investiti devono essere omogenei rispetto al tipo di fabbisogno da coprire. Per esempio se si intende acquistare un immobile sarà più opportuno pensare ad una forma di finanziamento a medio-lungo termine piuttosto che a breve, la quale può essere più adatta alle coperture legate all'attivo circolante;

2)      Flessibilità, ovvero la capacità di modificare la struttura finanziaria in relazione all'evoluzione degli eventi aziendali, in modo da riprodurre un costante equilibrio tra impieghi e fonti;

3)      Elasticità, ovvero la possibilità per l’impresa di avere maggiori margini di manovra nelle sue scelte finanziarie;

4)      Economicità, ovvero la massimizzazione del differenziale tra rendimento dell’investimento, inteso come profitto legato alle vendite, e costo del capitale proprio o di terzi.

Avere una struttura finanziaria che segua questi assiomi può ridurre il rischio di insolvenza e di illiquidità, il primo legato all'incapacità di onorare gli impegni a medio-lungo termine, il secondo legato al momentaneo deficit di cassa durate lo svolgimento dell’attività di impresa.

Quali sono allora le scelte legate alla migliore allocazione delle fonti di finanziamento?


Il processo di scelta delle fonti di finanziamento deve poggiare sull'analisi del fabbisogno di capitali e sulla conoscenza del mercato dell’offerta dei capitali stessi.

Nella realtà aziendale esistono quattro macro categorie di fabbisogno di capitali che rispondono a quattro tipologie di finanziamento diverso e che possono essere più o meno ampie, a seconda della tipologia di attività svolta.

1)      Fabbisogno strutturale, permanente nel tempo perché legato alle dimensioni dell’impresa,

2)      Fabbisogno corrente, permanente nel tempo ma è legato al volume di attività della gestione corrente,

3)      Fabbisogno straordinario, volto a fronteggiare esigenze di capitale che possono essere legati ad eventi straordinari,

4)      Fabbisogno occasionale, collegato a fenomeni congiunturali ed imprevedibili.

Ma quale livello di indebitamento può essere considerato accettabile?


Questa valutazione deve essere legata a fattori qualitativi quali la rischiosità e la rigidità connesse con un appesantimento della situazione debitoria, ma deve essere orientata anche alla leva finanziaria.

La redditività del capitale proprio investito nell'attività aziendale può essere di fatto migliorato o peggiorato dal fattore leva: sarà migliorato se la redditività del capitale investito (ROE) risulterà superiore al costo dell’indebitamento (ovvero al tasso di interesse applicato sul debito); sarà peggiore se gli oneri finanziari da sopportare per ottenere il prestito dei capitali superano la redditività dell’investimento.

Si parla di effetto leva per sottolineare la capacità dell’indebitamento di ampliare la redditività aziendale. In tal senso, il ricorso a capitali di terzi funge da moltiplicatore delle opportunità di investimento. Se la congiuntura è favorevole l’effetto leva è positivo e in questo modo viene remunerato l’indebitamento, ma se l’effetto leva è negativo l’accresciuto indebitamento si traduce in situazione di debolezza aziendale.

Di seguito riportiamo un esempio, in cui immaginiamo tre imprese che investono lo stesso ammontare di capitale nell'impresa. Una di essere apporta solo capitale proprio, la secondo si finanzia per il 50% del capitale proprio, mentre la terza fino al 75%. Di seguito sono riportati i relativi conti economici e, per semplicità, si è immaginato che tutte le poste di bilancio siano uguali ad eccezione degli oneri. Il tasso di indebitamento è pari al 10%.

 

modello A

 

modello B

 

 

L’utilizzo della leva finanziaria varia notevolmente da settore e settore di attività. Ci sono molti settori in cui le imprese operano con un alto grado di leva finanziaria. I negozi al dettaglio, le compagnie aeree, i venditori di alimentari, le aziende di servizi e gli istituti bancari sono gli esempi più classici.

Lo studio dell’uso del capitale ottimale di una società risale al 1958, quando Franco Modigliani e Merton Miller pubblicato la loro opera poi divenuta premio Nobel “The Cost of Capital, Corporation Finance, and the Theory of Investment”.

Questa teoria è stata successivamente rivista dagli stessi autori poiché non considerava una serie elementi, quali ad esempio l’impatto delle imposte sul reddito, di cui non si può fare a meno se si vuole applicare nei casi reali.

Il loro lavoro riveduto, universalmente noto come la Teoria Trade-off del del capitale, ci dice che la struttura del capitale ottimale di una società dovrebbe essere l’equilibrio prudente tra i vantaggi fiscali associati all’uso di capitale di debito, ed i costi associati alla possibilità di fallimento per l’azienda.

Oggi, la premessa della Teoria Trade-off è il fondamento che la gestione aziendale dovrebbe essere utilizzato per determinare la struttura ottimale del capitale di una società.